17 febbraio 2019

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04.02.2019

Isabel Green, la vita riprende i suoi spazi

Maria Pilar Pérez Aspa in scena come «Isabel  Green» SERENA SERRANI
Maria Pilar Pérez Aspa in scena come «Isabel Green» SERENA SERRANI

Il successo fa male. Nel mondo dello spettacolo sono innumerevoli i casi di chi non ha retto al successo ed è precipitato nella nevrosi. Di questo stress emotivo parla «Isabel Green», il monologo di Emanuele Aldrovandi che viene presentato, questa sera alle 20.30, al Teatro Mina Mezzadri Santa Chiara nella rassegna «La palestra del teatro» della Stagione del Ctb. In scena è Maria Pilar Pérez Aspa, l’attrice spagnola che nel 1992 si è trasferita in Italia dove si è diplomata alla Civica Scuola d’Arte Drammatica «Paolo Grassi»; la regìa è di Serena Sinigaglia che in questi ultimi anni ha voluto Maria Pilar Pérez Aspa protagonista di molti suoi allestimenti. Isabel Green è una star di Hollywood che ha appena vinto il premio Oscar come «miglior attrice protagonista». È sul palco del Dolby Theatre, con in mano la statuetta che sognava da quando era bambina. Dovrebbe essere al massimo della felicità, ma qualcosa non va. MENTRE all’esterno cerca di dissimulare fingendo emozione e imbarazzo, dentro di lei un turbine di pensieri la porta lontano, in una dimensione solitaria in cui le riflessioni sulla propria vita si mescolano al tentativo di far fronte alla situazione attuale, in un parossismo tragicomico che la porta a rompere ogni convenzione sui «discorsi d’accettazione» e a mettere in discussione i cardini della sua stessa esistenza. «Il monologo di Emanuele Aldrovandi – dice Sinigaglia – è una dolceamara, divertente, ironica e commovente riflessione sulla “società della stanchezza”, che ha come premessa un libricino del filosofo coreano Byung-Chul Han, edito in Italia da Nottetempo: afferma che tutto - il tempo, le persone, persino i sentimenti - deve essere produttivo e performativo, in una catena perversa e inarrestabile di pretese verso di sé e gli altri che produce ansia, competitività, rabbia, depressione... Almeno fino a quando un ingranaggio s’inceppa. E la vita si riprende tutti i suoi spazi». •

F.D.L.
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