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15 dicembre 2018

Spettacoli

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03.07.2018

Kon-Tiki fa riflettere senza retorica

Kon-Tiki: viaggio in mare aperto
Kon-Tiki: viaggio in mare aperto

Un archetipo letterario della cultura occidentale è Ulisse che, navigando sopra una zattera sul Mediterraneo, viene colto dalla tempesta e naufraga sull’isola dei Feaci che lo accolgono. Un Ulisse dei nostri tempi è stato certamente il norvegese Thor Heyerdahl, che il 28 aprile del 1947 partì dalle coste del Perù con cinque compagni e un pappagallo per attraversare l’immenso Oceano Pacifico con l’idea di raggiungere le isole della Polinesia Francese sopra una zattera, dotata di una vela ma non di remi, chiamata Kon-Tiki. Heyerdahl voleva dimostrare che, già mille anni prima, una popolazione indigena del Sudamerica, minacciata dall’invasione degli Incas, aveva avuto la possibilità di raggiungere le isole della Polinesia e dare vita ad una nuova civiltà. Il navigatore arrivò, dopo 101 giorni sul mare, in vista dell’isola di Fatu-Hiva, fece naufragio sulla barriera corallina, ma fu salvato e accolto festosamente dalla popolazione indigena. Heyerdahl raccontò poi la sua avventura in un libro, divenuto famoso, al quale ha attinto Angelo Facchetti per la drammaturgia di «Kon-Tiki. Un viaggio in mare aperto», lo spettacolo di cui è anche regista che è stato prodotto da Teatro Telaio e presentato con successo nell’Area Festival all’aperto di via Francesco Nullo. «KON-TIKI» è teatro di narrazione. In scena c’è un professore, al quale Marcelo Sola dà un gustoso accento sudamericano, impegnato in una lezione a raccontare ad una classe di giovani allievi l’avventura di Thor Hayerdahl. Ha a disposizione una lavagna, sulla quale è disegnato un planisfero con al centro il Pacifico, e una cattedra pronta a trasformarsi nella zattera per veleggiare verso terre lontane. All’inizio il professore fornisce i dati che servono, poi il racconto si fa sempre più appassionante, anche con il coinvolgimento diretto degli spettatori, e si va verso un finale a sorpresa. «Kon-Tiki» è un lavoro ben costruito, tiene desta l’attenzione, è piacevole per invenzioni di regìa; la storia poi, in tempi di popolazioni in fuga dalla guerra e di gommoni che fanno naufragio sul mare, ha un valore metaforico e Facchetti riesce a farci anche riflettere, con garbo e misura, senza retorica. Applausi convinti e meritati. •

F.D.L.
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