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24 giugno 2018

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21.02.2018

La classe operaia e il Paradiso mancato

Il cast de «La classe operaia va in paradiso»   GIUSEPPE DISTEFANO
Il cast de «La classe operaia va in paradiso» GIUSEPPE DISTEFANO

Dal proletariato al precariato, il passo è breve. «La classe operaia va in paradiso», regia di Claudio Longhi, è la nuova produzione ERT, in scena al Teatro Sociale di Brescia da stasera. Nato per rappresentare le ragioni della classe operaia, il film ebbe una vicenda critica controversa, nonostante il cast stellare, di cui erano parte Gian Maria Volonté, Mariangela Melato e Salvo Randone, e la Palma d’Oro a Cannes l’anno successivo. Nato per rappresentare non le ragioni di questa o quella parte, ma il mondo proprio della classe operaia - come ebbe a specificare il regista - il film innescò un duro dibattito all’interno della sinistra italiana, mettendone radicalmente in discussione, nel periodo turbolento dei primi anni di piombo, l’identità ideologica e l’effettiva capacità di rappresentanza. La versione teatrale è costruita attorno alla sceneggiatura del film capolavoro di Elio Petri, firmata con Ugo Pirro, ai materiali che testimoniano la genesi del film così come la sua ricezione (ieri e oggi), attingendo a piccoli capolavori della letteratura italiana degli anni ’60 e ’70 ricomposti in nuova tessitura drammaturgica dallo scrittore Paolo Di Paolo per provare a riflettere sulla recente storia del nostro Paese, con le sue ritornanti accensioni utopiche e i successivi bruschi risvegli. A Lino Guanciale il compito di interpretare «Ludovico Massa, detto Lulù, Milano, quasi Svizzera», che nel film ha il volto di Volonté. I tesi rapporti tra operai e fabbrica, le lotte sindacali, l’alienazione, la coscienza di classe propria di una categoria professionale furono espressione di una società in sempre più rapido mutamento. «RACCONTARE oggi “La classe operaia va in Paradiso” sul palcoscenico, è stata una doppia sfida», racconta Guanciale. «Primo per il problema in sé di rappresentare la “classe operaia”, perché si tratta di un soggetto collettivo, difficile da incasellare teatralmente. La seconda sfida, invece, è il frutto delle evoluzioni storiche degli ultimi decenni. Ai primi del ’900 la categoria di “classe operaia” era ben concreta e radicata nella realtà. Oggi invece, con la frantumazione dei nuclei compatti di lavoratori dovuta alla precarietà del lavoro, si è persa la coscienza di cosa sia». Replica fino a domenica (serale 20.30, domenica 15.30). Da 27 a 13 euro. •

Alessandro Faliva
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