Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
17 dicembre 2018

Spettacoli

Chiudi

08.03.2018

La Locandiera e il prezzo amaro della libertà in rosa

«La Locandiera» nell’allestimento curato da Proxima Res
«La Locandiera» nell’allestimento curato da Proxima Res

Il teatro come specchio della vita. Meglio se riflessa da una lente impietosa, rivelatrice ma spietata, che dispiega il suo occhio ciclopico sui valori borghesi. Quando, il giorno del «Carnovale» del 1753, venne rappresentata per la prima volta la commedia in tre atti «La locandiera» di Carlo Goldoni, il pubblico veneziano si trovò rappresentato con i propri vizi e virtù. Uno sguardo che torna a calcare le scene grazie alla compagnìa Proxima Res, che fa tappa alle 20.30 al Teatro delle Ali di Breno, domani al Politeama di Manerbio alle 21. Uno spettacolo che torna a rivivere grazie alla regia di Andrea Chiodi e alle interpretazioni del Premio Ubu Tindaro Granata e della talentuosa Mariangela Granelli, cinica e modernissima Mirandolina. «Ho lavorato molto sulla seduzione» racconta la Granelli. «Seduzione seriale, come un Don Giovanni al femminile che esercita un potere. Mirandolina è una donna moderna, che gestisce una locanda in un mondo di uomini senza piegarsi alle loro logiche: ho tolto le moìne e ho lavorato sulla furbizia». Nella locanda di Firenze, le vicende della giovane donna si intrecciano a quelle del Marchese di Forlipopoli e del Conte d'Albafiorita, ma l'arrivo del misogino Cavaliere di Ripafratta farà saltare gli equilibri da commedia amorosa. Cinque attori ricoprono tutti i ruoli attorno a una grande tavolata, metafora delle relazioni umane; l'allestimento mostra quanto avviene in superficie, ma disvela cosa si muove sotto il tavolo. Le distanze fra i personaggi diventano linguaggio, mentre persino alcune pagine dei Memoirés goldoniani entrano in scena. «Dopo quasi tre secoli, la lingua di Goldoni resta intatta» spiega Tindaro Granata, il Marchese. «I suoi modi di dire e le assonanze tracciano ponti impensabili tra il Veneto e il Sud, perché la radice linguistica è la stessa. Lingua viva, patrimonio che continua a brillare». Una locandiera che sovverte segni e generi del Don Giovanni, in continuità con l'attitudine innovativa del Goldoni, che per primo coglie il passaggio dalla figura della serva a quello della padrona, trasformando la sottomissione in potere, dominio. Mirandolina è in scena per dirci che il mondo sta cambiando, ieri come oggi. Ma che la fragilità è sempre dietro l'angolo. «È un elogio alla vitalità femminile e al diritto della libertà, specialmente nel giorno della festa della donna» continua Mariangela Granelli. «Ma c'è anche un lato amaro: in fondo Mirandolina è una figura che rimane sola». «Difficile cambiare il mondo con uno spettacolo» conclude Granata. «Se riusciamo a comunicare una piccola cosa a un solo ragazzo presente nel pubblico, forse quando ci governerà fra tanti anni potrà restituirci questo piccolo seme che, spero, abbiamo seminato nel suo cuore». •

Stefano Malosso
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok