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17 dicembre 2018

Spettacoli

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12.02.2018

La paranza spietata
«che pesca e frigge
una generazione»

La rappresentazione frutto del lavoro di Gelardi e Saviano approda a Lumezzane, Manerbio e Breno«La paranza dei Bambini»: uno spettacolo corale  VINCENZO-ANTONUCCI
La rappresentazione frutto del lavoro di Gelardi e Saviano approda a Lumezzane, Manerbio e Breno«La paranza dei Bambini»: uno spettacolo corale VINCENZO-ANTONUCCI

La vita ha le sue fasi, anche se ognuno le attraversa negli anni a modo proprio. La malavita invece prescinde da vecchiaia e giovinezza, si prende ciò che serve dove lo trova. Manovalanza purchessia; se in età scolare nessun problema, va bene uguale. Purché impari a sparare. «La paranza dei bambini» porta in scena, per volere e ispirazione di Roberto Saviano e Mario Gelardi, spirito e corpo del Nuovo Teatro Sanità. Un progetto promosso con Mismaonda, coprodotto con Marche Teatro e Teatro Carcano e in partnership con Amref. Un tris di appuntamenti calato nel Bresciano nell'arco di tre soli giorni: mercoledì a Lumezzane (all'Odeon, ore 20.45), giovedì a Manerbio (al Politeama, alle 21), venerdì a Breno (al Teatro delle Ali, alle 20.30). Per raccontare la pesca più infame, che raccatta dai fondali i pesci piccoli per una frittura criminale. Storia che si può guardare anche dal punto di vista più basso come l'ascesa di una tribù consenziente a questa presa dall'alto, disposta a tutto pur di emergere.

«L'ADOLESCENZA è pericolosa, per tanti versi - osserva Gelardi -. Faccio riferimento al Signore delle mosche, ai sudditi che hanno un sovrano eppure credono di governarsi da soli. Lo pensiamo un po' tutti. Ma c'è sempre un vecchio al potere che manovra la giostra. I giovani di oggi sono più consapevoli. Scelgono di essere uno strumento. Scelgono i soldi». Sul piano stilistico «La paranza» è distante da «Gomorra». «L'immaginario di riferimento è diverso: qui sta fra i fumetti, graphic novel e Frank Miller, manga e Capitan Harlock. Abbiamo lavorato su nero e bianco, sul metallo della scenografia. I ragazzi sono esterni alla realtà, la osservano dall'alto. Gli adulti sono la parte negativa, tutti interpretati dallo stesso attore, scelta che richiama le storie animate di Matsumoto». Un'originalità che può spiazzare «chi nel tratro vede sempre Shakespeare, la tragedia greca, Eduardo De Filippo. Noi - sottolinea Gelardi - utilizziamo il teatro per raccontare una verità forte e cruda. I ragazzi in scena vengono dal rione Sanità, che ha 37mila abitanti, è una piccola città. Hanno costruito con me un teatro di comunità che è come una casa, aperta a tutte le ore. Saviano ha creato borse di studio per giovani che erano destinati alla camorra e imparano a conoscere Pasolini. Stiamo lavorando ad uno scambio culturale con Germania e Francia, vogliamo innescare un circolo virtuoso senza soldi pubblici». Prosegue così, all'insegna di un impegno che non appesantisce e vola alto, la collaborazione fra Gelardi e Saviano, autore del romanzo da cui è tratto lo spettacolo. E per Saviano «il Nuovo Teatro Sanità e Mario Gelardi non sono solo resistenza e non sono semplicemente teatro. Loro sono il nucleo intorno al quale alla Sanità, a Napoli, si costruisce un presente reale, che si può toccare vedere e ascoltare. Un futuro che si può immaginare. Solo loro possono trasformare in corpi, volti e voci le mie parole». «È il terzo spettacolo creato con Roberto - ricorda Gelardi -: abbiamo cominciato quando non lo conosceva nessuno, ora la collaborazione è fatta di mail e centinaia di messaggi vocali. Immutato l'entusiasmo di fare progetti che portano cultura laddove non c'era».

Gian Paolo Laffranchi
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