17 febbraio 2019

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12.02.2019

Lampedusa a Breno Un tuffo scioccante nei mari dei migranti

«Lampedusa» al Teatro delle Ali di Breno alle 20.30 con Donatella Finocchiaro e Fabio TroianoFinocchiaro e Troiano a Breno
«Lampedusa» al Teatro delle Ali di Breno alle 20.30 con Donatella Finocchiaro e Fabio TroianoFinocchiaro e Troiano a Breno

Un Mediterraneo cupo, che naviga a vele richiuse. Cimitero senza bandiera, le sue acque inghiottono e sigillano i corpi e le anime di migliaia di migranti, mentre l’Europa discute le proprie strategie. Navigatori bendati, i disperati delle coste lottano tra loro per la sopravvivenza, cercando un barlume di speranza che possa tracciare una precaria idea di futuro. «Un’escursione coraggiosa nelle acque oscure della migrazione di massa». Così The Guardian ha definito lo spettacolo «Lampedusa», al Teatro delle Ali di Breno alle 20.30, interpretato da Donatella Finocchiaro e Fabio Troiano: regia di Gianpiero Borgia. Il testo, coraggioso e a tratti provocatorio, è dell’autore britannico Anders Lustgarten, che guarda alle migrazioni del nostro tempo mettendo in scena la vita di Stefano, un pescatore siciliano interpretato da Fabio Troiano, che si guadagna da vivere recuperando i corpi dei profughi annegati in mare. «Quello del mio personaggio è un mestiere che esiste veramente» spiega l’attore. «Inizialmente è molto respingente per lo spettatore. È fortemente razzista, crede che i migranti siano colpevoli di qualcosa. È cinicamente felice del loro sbarco, ma in quanto corpi morti, perché in questo modo si guadagna da vivere». La povertà è il motore della sua esistenza, ma non tutto è perduto. «A un certo punto farà un incontro che gli cambierà la vita. Il centro dello spettacolo è questa possibilità di cambiamento, che ti può far vedere il mondo da un’altra prospettiva». Dall’altra parte c’è invece Denise, interpretata da Donatella Finocchiaro, studentessa marocchino-italiana, immigrata di seconda generazione, che si mantiene gli studi lavorando come esattore per una società di prestiti. «Denise è una donna cinica, indurita dalla vita» spiega l’attrice. «Il suo destino cambierà nell’incontro con Carolina, madre immigrata con un figlio. La sua gentilezza la spiazzerà fino a sconvolgerla. “Perché è gentile con me?” si chiederà Denise, in una presa di coscienza che la umanizzerà, la migliorerà come essere umano». Il testo di Lustgarten diventa un racconto di sopravvivenza e di speranza. Dietro il disastro delle migrazioni, esistono ancora gli esseri umani e la gentilezza dei piccoli gesti. «È uno spettacolo politico» dice Finocchiaro. «In questi tempi di scarsa accoglienza, portiamo in scena una storia di ascolto del diverso da noi». La paura dell’altro può essere così scalfita dalla riscoperta dell’umanità, e di una visione condivisa. «Il centro dello spettacolo è la speranza» spiega Troiano. «Spero che quando si riaccendono le luci almeno una persona pensi alla speranza. La stessa speranza che anima chi attraversa il mare su un esile gommone, sperando in una vita migliore». •

Stefano Malosso
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