17 febbraio 2019

Spettacoli

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07.02.2019

Le eroine greche di una tragedia contemporanea

All’Odeon il progetto dei premi Ubu Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
All’Odeon il progetto dei premi Ubu Daria Deflorian e Antonio Tagliarini

Come nella letteratura che tramuta il viaggio in metafora in una tradizione che dall’Odissea approda a Heart of Darkness, un itinerario nel cuore più nero dell’essere umano e della società che attorno a lui si muove e scarnifica i suoi testimoni. Al centro dell’impervio sentiero in rotta senza ritorno, l’uomo moderno è legato all’albero della nave, le orecchie tappate di fronte agli interrogativi di un’epoca di rottura. Un viaggio che può avvenire anche dentro una piccola casa di periferia, come mostra lo spettacolo «Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni» della Compagnia Deflorian Tagliarini, in arrivo venerdì alle 20.45 al Teatro Odeon di Lumezzane. Con Daria Deflorian, Monica Piseddu, Antonio Tagliarini e Valentino Villa, il progetto dei Premi Ubu Daria Deflorian e Antonio Tagliarini è ispirato a un’immagine del romanzo «L’esattore» di Petros Markaris, che come macchia d’olio si espande in una scrittura drammaturgica di vibrante attualità. Siamo nel pieno della crisi economica greca quando vengono trovate le salme di quattro donne, pensionate, che si sono tolte la vita. Nella stanza, un biglietto: «Abbiamo capito che siamo di peso allo Stato, ai medici, ai farmacisti e a tutta la società, quindi ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni». «Abbiamo deciso di lavorare sulla crisi pensando al tema della perdita» spiega Tagliarini. «L’immagine di Markaris, dura e insieme estremamente pulita, ci è venuta incontro con tutta la sua potenza». La narrazione degli autori circoscrive l’immaginario della storia tra il momento in cui le donne prendono i sonniferi e quello in cui una ad una lasciano la vita nei loro umili letti. Rituale intriso di dignità, fatto di domande che sono di tutti. «Il loro non è un suicidio esistenziale» dice l’autore. «È piuttosto di un gesto politico di grande forza. Una denuncia lanciata contro l’intera società». La drammaturgia si allarga sino a diventare un rifiuto della nostra «società della stanchezza», come l’ha definita il filosofo Byung–Chul Han. «Dentro lo spettacolo c’è anche la nostra vita» dice Tagliarini. «Viviamo nella perenne paura di non farcela, in una continua riduzione degli spazi di dignità. Vediamo intorno a noi sempre più gente che dorme in strada e l’incapacità di progettare un futuro. Questo spettacolo per noi è un importante incontro con la realtà». Esseri umani che si scoprono incapaci, impotenti. Ma consapevoli di questo, e della necessità di una reazione. «Cerchiamo di parlare alle nostre coscienze di cittadini immersi nella crisi. Un po’ come Markaris, che scrive un giallo ma allarga il discorso all’universale. In un’epoca che sta vedendo la scomparsa della politica, il teatro diventa spazio di pensiero». •

Stefano Malosso
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