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22 settembre 2017

Spettacoli

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14.08.2017

Ossoli, da Urago
a Bari sognando
Sorrentino

A Marta Ossoli  il Premio Nazionale Franco Enriquez FOTO SIMONE AGLIONIL’attrice di Urago  premiata nella categoria Teatro Contemporaneo, sezione Giovani Grandi interpreti
A Marta Ossoli il Premio Nazionale Franco Enriquez FOTO SIMONE AGLIONIL’attrice di Urago premiata nella categoria Teatro Contemporaneo, sezione Giovani Grandi interpreti

Marta Ossoli, 29 anni, ha fulminato la giuria interpretando «Cleopatràs» di Giovanni Testori e si è aggiudicata il Premio Nazionale Franco Enriquez. Per la giovane attrice di Urago d'Oglio l'annuncio è arrivato pochi giorni fa dalla Città di Sirolo (Ancona) dove il 30 agosto alle 21 si svolgerà la cerimonia ufficiale per la consegna dei premi. Appuntamento al Teatro Cortesi.

La 13a edizione del Premio ha premiato l’attrice di Urago per la categoria Teatro Contemporaneo (sezione Giovani Grandi interpreti) per la sua interpretazione del lavoro di Testori per la regia di Mino Manni. Premio che ha commosso Marta, che in questo periodo è impegnata con un ciclo molto apprezzato di letture itineranti dei Promessi Sposi.

«CLEOPATRÀS», con «Erodiàs» e «Mater Strangosciàs», fa parte dei «Tre Lai», fatica pubblicata postuma di Testori. La sua Cleopatra è una prostituta di basso profilo, ma con tutta la dignità emotiva di ogni donna: piange disperata la perdita del suo amante Tunias, sullo sfondo di una Brianza tutta di «topoi» testoriani.

Marta è emersa con un lavoro verbalmente impegnativo, barocco, meticciato di dialetti, latinorum, spagnolismo e francesismi: parole e stilemi che assecondano il passo di genere dell'opera, ora tragica ora comica. «Mettere in scena la decadenza è anzitutto un modo per prenderne coscienza - ha spiegato Marta -. Lo spettacolo è nato nel 2015 in occasione di un Bando per Ex Allievi della mia Accademia (Accademia dei Filodrammatici di Milano) ed è stato totalmente autoprodotto partendo da zero. Appena ho letto il testo mi sono subito innamorata del linguaggio vivo e carnale di Testori e della forza poetica e trasgressiva della sua Cleopatra. Ho chiesto quindi a Mino Manni, attore talentuosissimo e di grande esperienza, che in questo caso ha debuttato come regista, di dirigermi nel monologo: ci siamo trovati d'accordo sul tipo di impronta da dare allo spettacolo e su come far emergere il mondo testoriano dal profondo abisso di significati e di suggestioni che porta con sé».

Alla base c'è un'ispirazione tutta manzoniana: dare voce agli ultimi. «Sono loro che mi interessano, come pure i vinti, coloro la cui sofferenza ci può dire tanto delle nostre vite e che possono farlo proprio perché non hanno nulla da perdere - spiega Marta -. Testori mette in scena tutta la profondità tragica di un amore perduto, trasformando la regina egiziana nell'ultima delle donne di paese, tanto indecente quanto sofferente». La passione per il teatro è arrivata presto: «Credo che tutto sia nato dal mio gusto per il trasformismo fin da piccola - racconta -: mi ha sempre intrigato la possibilità di cambiare identità, di potermi stravolgere con l'aiuto di trucco, costumi e acconciature che spesso mi sono confezionata da sola».

Il vero e proprio debutto sulla scena è avvenuto in prima liceo interpretando Ermia nel «Sogno di una notte di mezza estate» col gruppo di teatro diretto da Giorgo Locatelli. Poi la laurea in filosofia e infine la selezione alla Filodrammatici da cui è uscita nel 2011. Il sogno? «Lavorare con Paolo Sorrentino». L'idolo? «Mariangela Melato è una fonte di ispirazione costante».

Massimiliano Magli
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