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22 ottobre 2017

Spettacoli

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30.09.2017

Un Grande Rossini
per l’ironia magica
di una fiaba eterna

La regia dell’allestimento che ha inaugurato la stagione  del Grande è di Arturo Cirillo FOTOLIVE FILIPPO VENEZIATeatro Grande tutto esaurito per il debutto dell’opera «La Cenerentola» di Rossini FOTOLIVE FILIPPO VENEZIAScene di Dario Gessati, costumi di Vanessa Sannino FOTOLIVE ALESSIO GUITTI
La regia dell’allestimento che ha inaugurato la stagione del Grande è di Arturo Cirillo FOTOLIVE FILIPPO VENEZIATeatro Grande tutto esaurito per il debutto dell’opera «La Cenerentola» di Rossini FOTOLIVE FILIPPO VENEZIAScene di Dario Gessati, costumi di Vanessa Sannino FOTOLIVE ALESSIO GUITTI

Durante l’Ouverture che impegna l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali diretta da Yi-Chen Lin il sipario si apre su una scena disadorna in cui due mimi cercano di calcarsi ai piedi inadatte scarpette: è un’allusione all’originale della Cenerentola di Perrault, anche se tutti sanno che Rossini e il suo librettista Ferretti scelgono un’altra via, quella dello smaniglio - del braccialetto - per far ritrovare al principe la sua bella.

COSÌ COMINCIA lo spettacolo andato in scena ieri sera in un teatro Grande esaurito, davanti a una platea molto incuriosita per l’allestimento del bicentenario del capolavoro rossiniano. Diciamo subito che la serata incorona una giovane regina, non solo quella della favola: il soprano Cecilia Molinari ci regala un’Angelina perfetta dall’a alla zeta, che in Cenerentola significa da «Una volta c’era un re» a «Nacqui all’affanno e al pianto» col perdono generoso e generale per chi l’ha maltrattata e calpestata.

Molinari è sicuramente l’interprete che brilla in modo particolare in questa serata, che colleziona molti altri punti a suo favore a partire dalle scene di Dario Gessati e dai costumi di Vanessa Sannino. Scene che partono da pareti grigie - come la cenere - e disadorne per assumere le tinte coloratissime di animali fantastici, che hanno il sapore di certe miniature medioevali per tornare alla fine a sfondi ferrei che richiamano il mondo dell’industria.

La parte superiore della scena ospita molta parte dello spettacolo: dagli oblò-medaglioni canta il coro che riappare con teste coperte da enormi cappelli: anche la scena della Cenerentola che rifiuta il falso principe si svolge lassù. Belli e colorati i costumi delle due sorellastre, mentre il travestimento «plebeo» di Don Ramiro lo fa assomigliare più a un addetto all’ascensore che a uno scudiero.

I cantanti sono giovani ma molto validi a partire dal tenore Ruzil Gatin che ci offre un Don Ramiro dall’ottimo timbro fin dal duetto amoroso d’esordio. Bravo Clemente Antonio Daliotti come Dandini, ma una lode particolare va al Don Magnifico di Vincenzo Taormina per la sua riuscita teatralità nel tratteggiare una figura che, se brilla per animo meschino, ha anche episodi molto intensi: nel sogno iniziale e nelle avventure come cantiniere del principe.

ALESSANDRO Spina è un Alidoro efficace e solenne nel suo supporto all’infelice Angelina, e le due sorellastre sono gustosamente antipatiche nell’interpretazione di Elena Serra come Tisbe e di Eleonora Bellocci come Clorinda; per quest’ultima è stata riaperta l’aria del secondo atto «Sventurata mi credea» attribuita a Luca Angiolini, pezzo non eccelso ma interessante.

Vari i momenti musicalmente difficili e molto applauditi, come il celebre sestetto «Questo è un nodo avviluppato» che sfocia nella classica esplosione preparata dall’altrettanto classico crescendo rossiniano; impegnativa la prova per Yi-Chen Lin alla guida dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali, con esiti tutto sommato soddisfacenti. La regia di Arturo Cirillo muove con efficacia personaggi e coro, abbiamo notato una citazione da Ponnelle, un po’ eccessivo l’uso dei mimi che accompagnano tutto lo svolgimento dell’opera.

Pubblico molto contento e soddisfatto, si replica domani alle 15.30 per il turno B di abbonamento, invariato il cast dei giovani cantanti.

Luigi Fertonani
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