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18 ottobre 2018

Sport

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30.09.2010

Antonio Filippini stretto tra due amori


 Emanuele e Antonio Filippini in azione con la Lazio. Sullo sfondo si intravede Matteo Sereni, allora in biancoceleste e ora al Brescia
Emanuele e Antonio Filippini in azione con la Lazio. Sullo sfondo si intravede Matteo Sereni, allora in biancoceleste e ora al Brescia

Paolo Di Canio li aveva indottrinati a dovere: «Gemelli, il derby è il derby». E il 6 gennaio 2005, giorno della sfida con la Roma, i laziali Antonio ed Emanuele Filippini si erano caricati a tal punto che dopo una serie di contrasti durissimi su Totti, il simbolo giallorosso, persino uno arrabbiato come Di Canio li aveva invitati alla calma: «Altrimenti qui finiamo in 9».
La Lazio vinse per 3-1 e l'Olimpico di parte biancoceleste scoprì due forze della natura: «Bisogna esserci a Roma per capire cosa è il derby - le parole di Antonio Filippini, che domenica ritroverà la Lazio da ex -. Brescia-Atalanta non è niente al confronto. Quando io e mio fratello siamo arrivati a Roma, ci hanno fatto una testa così con la stracittadina».
Raccomandazioni che fecero effetto. La Lazio era a un passo dalla zona retrocessione e aveva appena cambiato allenatore passando da Caso a Papadopulo. E non vinceva un derby da cinque anni. Sbloccò Di Canio, che andò a esultare sotto la Curva Sud, feudo romanista. Nella ripresa pareggiò Cassano, nel finale Cesar e Rocchi griffarono il trionfo biancoceleste. Totti venne letteralmente preso d'assalto da Antonio Filippini, che non lo mollò un attimo. Il gemello, anzi i gemelli, rischiarono l'espulsione, Antonio subì pure un fallo da rigore che l'arbitro Dondarini non vide: «Giocare contro la Roma mi dà una carica speciale. Alla Lazio ci ho passato un solo anno, ma che squadra. E Roma che città! Fossi rimasto, mi ci sarei stabilito».
COME hanno fatto Roberto Baronio da Verolanuova e Luca Luzardi da San Gervasio, una vita nella Lazio. E come farà Marco Cassetti da Castenedolo, colonna della Roma con casa all'Eur: «Abitavo vicino al Palazzaccio, attraversavo il Tevere e arrivavo in Piazza di Spagna e in Piazza del Popolo - racconta Antonio Filippini -. Roma è unica: respiri storia a ogni metro, ma giri l'angolo e trovi la modernità. Lì il traffico è caotico sempre. Se hai una cena alle otto, per essere puntuali bisogna partire alle sei».
Ma Filippini nella Capitale ha lasciato il cuore: «Per chi arriva da una città come Brescia, abituarsi a Roma è dura. Ma quando la capisci, è splendida. E poi, lo sapete: a uno che ha un'anima da rockettaro come me piace stare nella caciara. Roma è così, i romani pure».
Domenica Filippini ritroverà un amico come Rocchi, con cui ha fatto un concerto al Palatenda («Erano venute tremila persone») ed Edy Reja: «È stato il primo tecnico ad avere fiducia in me e mio fratello, a lanciarci come titolari fissi nel Brescia. Allora, e avevamo solo 22 anni, era un allenatore vecchio stampo. Poi, avendolo affrontato da avversario, ho visto che è migliorato. Non a caso ha vinto molto e le sue squadre hanno pure giocato un buon calcio».
Filippini a 37 anni è ancora entusiasta come un esordiente: «Domenica a Bari era la prima da titolare: rivestire la maglia della squadra della mia città dopo tanti anni mi ha dato un'emozione impagabile». Nessun bisogno degli indottrinamenti di un Di Canio...

Vincenzo Corbetta
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CLASSIFICHE
RISULTATI
Pescara
15
Hellas Verona
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Lecce
12
Spezia
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Palermo
11
Cremonese
11
Cittadella
10
Benevento
10
Brescia
10
Salernitana
10
Perugia
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Crotone
7
Ascoli
6
Padova
6
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5
Foggia
4
Venezia
4
Cosenza
4
Livorno
2
Brescia - Padova
4-1
Carpi - Cosenza
1-1
Cremonese - Salernitana
0-0
Foggia - Ascoli
3-2
Hellas Verona - Lecce
0-2
Livorno - Spezia
1-3
Palermo - Crotone
1-0
Perugia - Venezia
1-0
Pescara - Benevento
2-1
Cittadella - [ha Riposato]