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22 gennaio 2018

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31.12.2017

Brescia-Cremona, la sfida in famiglia di casa Sacchetti

Brian Sacchetti, classe 1986, e Romeo Sacchetti, classe 1953: martedì 2 gennaio si ritroveranno da avversari nella sfida di Cremona
Brian Sacchetti, classe 1986, e Romeo Sacchetti, classe 1953: martedì 2 gennaio si ritroveranno da avversari nella sfida di Cremona

Vincenzo Corbetta «Il mio basket è di chi lo gioca», è il titolo della bella autobiografia di Romeo Sacchetti, il ct della Nazionale italiana e coach della Vanoli Cremona. E tra chi lo gioca c’è il suo Brian, ala della Germani Brescia. Martedì saranno uno di fronte l’altro al Palageorge. Padre e figlio, ancora una volta avversari. Ma Meo e Brian Sacchetti sono stati anche allenatore e giocatore della stessa squadra. E che squadra! La Dinamo Sassari 2014-15 come il Cagliari 1969-70, imprese che uniscono una terra, un’isola, e nel caso di Sassari c’è un triplete (scudetto-Coppa Italia-Supercoppa) che Brian porta tatuato e che suscita l’invidia del suo attuale datore di lavoro, Matteo Bonetti, che sogna tanto di inciderselo a fine stagione con la Leonessa sullo sfondo: «Noi intanto cercheremo di portare a casa questa vittoria perché la sconfitta di Milano ci brucia ancora tantissimo - le parole di Sacchetti junior -. E sarei un bugiardo se dicessi che questa è una settimana come le altre. Papà nel suo libro mi ha riconosciuto l’onestà di non aver mai fatto la spia né contro i miei compagni né contro lui. Ho sempre tenuto ben distinti i ruoli». E se da Cremona arrivasse una richiesta paterna di informazioni sui segreti della Germani? «Gli direi tutto». Pausa: «Depistandolo, naturalmente». MEO SACCHETTI, da Cremona, parla più da padre che da avversario: «Sono felice che Brian abbia azzeccato la scelta quest’estate - dice il coach prossimo avversario della Germani -. E badate bene che nessuno in famiglia lo ha influenzato. È stata una scelta sua, consapevole, meditata. Mi spiace solo di giocare al Palageorge e non all’Eib, dove da giocatore ho fatto certe battaglie... Speriamo di tornarci, significherebbe che una piazza come Brescia ha una casa per la pallacanestro come si deve. E poi che Brian sia alla Germani fa contenta mia moglie, almeno ce l’ha vicino». La mamma di Brian si chiama Olimpia e quando suo figlio aveva 13 anni minacciò il marito, che lo allenava con eccessiva severità in una squadra giovanile: «Te lo porto via!», tuonò mamma Olimpia. «Sì, mio padre era molto duro con me - conferma Brian -, forse un eccesso per far vedere che lui non faceva differenze. Ma con il tempo le cose sono cambiate. Papà è stato molto bravo con me. È una persona coerente con le sue idee, con il suo modo di vivere. Ama il basket, lo ha fatto amare a me». Meo Sacchetti ha scolpita nella mente una frase di Gigi Riva, il simbolo dello scudetto del Cagliari ’69-70, durante un loro incontro in Sardegna: «Sacchetti è un grande perché gestisce bene il giocatore più difficile: il figlio». E in quello scudetto vinto insieme a Sassari c’è una promessa del piccolo Brian: «Avevo 5 anni, papà con Varese si giocava lo scudetto con Pesaro. Ero davanti alla tv, la mia tata Gina la spense subito per non impressionarmi. Quando lo vidi tornare a casa con il gesso, dissi che avrei conquistato lo scudetto per lui. Ed è stato bellissimo vincerlo insieme, una sensazione unica che non mi lascerà mai». IN QUELLA PROMESSA di Brian bambino sembra di rivivere le lacrime del piccolo Pelè al padre, affranto come tutto il Brasile quando la Nazionale perse i Mondiali del ’50 al Maracanà di Rio contro l’odiato Uruguay. E 8 anni dopo Pelè, non ancora maggiorenne, trionfò in Svezia: «Mio padre è stato sfortunato, con i club non ha vinto quello che avrebbe potuto con il suo talento. È stato più fortunato in Nazionale». Argento olimpico a Mosca nel 1980, oro agli Europei di Nantes 3 anni dopo. E a proposito di Nazionale, Meo Sacchetti non si nasconde: «Sensazione unica avere mio figlio in azzurro con me. L’ho chiamato perché lo merita. Da giocatore l’ho visto crescere, so quanto vale, altri discorsi non mi interessano». E anche in questo caso c’è un paragone, i Sacchetti come Cesare e Paolo Maldini: «No, scomodare un campione come Paolo Maldini mi sembra eccessivo», replica Brian. Chissà martedì come si dividerà la famiglia Sacchetti: «Mia madre Olimpia, non ho dubbi, starà dalla parte di papà - assicura Brian -. E lo motiva così: il lavoro del giocatore è giocare bene, quello dell’allenatore è vincere». Brian avrà l’appoggio dei fratelli: «Mia sorella Alice sarà al Palageorge. Arriverà dalla Finlandia, dove vive, insieme al marito Matti e alla mia nipotina Minerva. Mio fratello Tommy, invece, non ci sarà. Gioca nella Sansebasket Cremona, in C Gold, e proprio la sera della partita ha allenamento». Resta la figlia Rebecca: «Il primo gennaio compirà 10 anni, io voglio regalargli una bella vittoria, così lei è felice. Il nonno? Le donerà qualcos’altro...». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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CLASSIFICHE
RISULTATI
Palermo
39
Frosinone
37
Empoli
34
Bari
34
Parma
33
Cremonese
32
Cittadella
32
Spezia
30
Venezia
29
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29
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Cesena
23
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22
Ternana
21
Ascoli
20
Pro Vercelli
18
Avellino - Ternana
2-1
Brescia - Ascoli
0-1
Carpi - Bari
0-0
Cremonese - Cesena
1-0
Foggia - Frosinone
1-2
Palermo - Salernitana
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Parma - Spezia
0-0
Perugia - Empoli
2-4
Pescara - Venezia
1-0
Pro Vercelli - Cittadella
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Entella - Novara
2-1