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martedì, 24 ottobre 2017

Diana: «Noi più maturi
L’anno scorso una sfida
così l’avremmo persa»

L’allenatore Andrea Diana (BATCH)

PESARO

Sudata, ma alla fine vittoria è stata. A Pesaro arrivano 2 punti importanti, che per molti erano scontati alla vigilia visti i diversi valori in campo, ma così non è stato. Anzi: sudate le proverbiali 7 camicie, Brescia ha alzato le braccia al cielo, ma dovrà fare tesoro di quanto successo nelle Marche, soprattutto a livello mentale.

L’impressione, aldilà dei cerotti, è che la Germani pensasse di aver vita facile contro la squadra di Ario Costa. Coach Andrea Diana in sala stampa analizza la vittoria riconoscendo i meriti altrui: «Pesaro ha messo intensità - premette l’allenatore della Germani -. Sapevamo che era una squadra aggressiva con piccoli dinamici: il suo gioco ci ha messo in difficoltà».

Soprattutto in difesa, come dimostrano i 26 punti subiti nei primi 10 minuti: «Sono stati problemi che abbiamo risolto cammin facendo - prosegue Diana -. È emersa la nostra esperienza e la fiducia figlia dell’unità di squadra».

La maturità soprattutto di una squadra che sa giocare insieme: «Un anno fa avremmo perso questo genere di partita in cui ci sono stati tanti alti e bassi. La squadra è restata compatta: volevamo partire con una vittoria».

In difesa c’è stata una ragnatela fitta, che inizialmente non ha dato risultati, ma che è stata letale alla fine: 40 i punti subiti nei primi 20 minuti, 30 negli ultimi 20: «Mixare zona e uomo era il piano partita. Essere arrivati pronti con la zona è un bel segnale: l’idea era mischiare le carte».

Hunt poco utile alla causa: la squadra però si è unita quando si è trovata spalle al muro senza il suo pivottone. «Il quintetto basso (Landry da 5, Sacchetti da 4) ci ha dato imprevedibilità».

Diana cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno: «Del nostro debutto vorrei sottolineare la prova di maturità: Brescia è cresciuta a 360 gradi rispetto a un anno fa, è una squadra compatta, ha oltrepassato un ostacolo non facile da superare».

MA C’È PARECCHIO da lavorare e lo indica anche l’allenatore della Germani: «Abbiamo giocato troppo a ritmo basso - stigmatizza Diana - ed eseguito male in attacco: lavoreremo lì. Mi aspettavo un approccio più duro e abbiamo avuto poca qualità di esecuzione nei blocchi, così come non mi è piaciuta la non capacità di sfruttare i vantaggi creati. Con Avellino dovremo avere una faccia diversa».

Il duo presidenziale Bonetti-Bragaglio, accompagnato a Pesaro da Mauro Ferrari (amministratore delegato della Germani), è soddisfatto a metà: «Salviamo la grinta e l’unità di squadra», commenta Graziella Bragaglio.

«Abbiamo avuto un grandissimo Moore - sottolinea Matteo Bonetti -. Di sicuro non siamo stati brillanti come ci aspettavamo».