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22 agosto 2018

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08.02.2018

Germani, no alle distrazioni: «Varese non ci farà sconti»

Marcus Landry in azione durante la partita d’andata vinta 73-67, match  anche allora giocato alle 20.45Sandro Santoro: è il general manager della Germani Brescia
Marcus Landry in azione durante la partita d’andata vinta 73-67, match anche allora giocato alle 20.45Sandro Santoro: è il general manager della Germani Brescia

Alberto Banzola Rialzare la testa, anche se obiettivamente non sembra essere cosa da poco: la Germani Brescia domenica sera (ore 20,45, diretta Raisport) affronterà in trasferta la pallacanestro Varese, nobile decaduta del basket italiano, che però ultimamente ha assestato una serie di colpi importanti. L’avversaria peggiore forse da pescare per Diana ed i suoi ragazzi, che a metà mese saranno poi di scena a Firenze per la F8 di Coppa Italia e che vogliono cancellare la sconfitta di Trento di domenica scorsa. A INDIRIZZARE la squadra nella giusta direzione c’è anche chi contro Varese ha giocato un bel po’ di partite e che conosce molto bene le insidie nemmeno tanto velate che il palaA2A di Varese può celare: il gm Sandro Santoro, in maglia Reggio Calabria, è stato un habitué della massima serie e delle sfide contro i biancorossi. E adesso, lui che per anni è stato capitano della sua Viola, apre l’album dei ricordi: «Se penso a Varese mi ricordo i playoff della stagione 1989/90: settimi in stagione, affrontammo Milano agli ottavi e, passando il turno (2-1). Ci ritrovammo a Masnago per i quarti: vincemmo di 1 punto gara-1 (83-84), ma le due partite successive furono i biancorossi ad avere la meglio». Fu comunque un’impresa: «Eravamo neopromossi, ed era una squadra che stupiva quella Viola, compatta e che lottava. Pensare di passare due volte a Varese, però, a quei tempi, era impossibile». Milano certo, ma Varese anche: il fascino delle sfide in Lombardia, a cavallo tra gli anni ’70 e ’90, aveva un sapere particolare: C’era un alone che circondava Varese e Cantù: soprattutto per chi aveva vissuto l’epopea di quelle che erano Ignis e Mobilgirgi, quelle di Morse, Yelverton, Ossola Meneghin Sr, per citarne alcuni». Il classico timore reverenziale: «Sì: più che altro il blasone dell’avversario intimoriva. Ti sentivi estremamente piccolo di fronte a loro dal punto di vista psicologico». I TEMPI RUGGENTI della Varese d’oro sembrerebbero però essere passati: dopo lo scudetto della stella (1998/9) a firma Pozzecco e Meneghin jr, i varesini non sono più riusciti a ripetersi sugli stessi livelli del passato, con tanto di retrocessione in A2, anche se l’ultimo mese ( vittorie esterne a Venezia e Cantù, battuta Milano in casa) ha testimoniato che la squadra di coach Caja è in un ottimo stato di salute: «Quando vinci in casa dei campioni d’Italia e porti a casa due derby di fila, vuol dire che mentalmente è scattato qualcosa. La cosa che più dobbiamo maggiormente temere è questo aspetto». Giocare contro una squadra in piena forma a una settimana dall’impegno della coppa Italia forse non aiuta... «Sicuramente la F8 può rappresentare una distrazione. E se c’è una cosa che ci ha insegnato la sconfitta con Trento è che nessuno fa sconti e che la classifica conta relativamente; dobbiamo fare tesoro di questo episodio e di riprendere a pensare partita dopo partita». Pronostico pro padroni di casa: «Una serie di concomitanze rendono i biancorossi sicuramente più favorita rispetto a quello che oggi possiamo esprimere». La Leonessa però ha un buon ricordo di Varese legato allo scorso campionato, ed è abituata a ribaltare pronostici che non le sono, almeno sulla carta, particolarmente amici «Ci vorrà una partita molto maschia e di sostanza da parte nostra contro un avversario che mentalmente dimostra di essere molto più pronta di tanti altri: bisognerà fare una partita superlativa». •

Alberto Banzola
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