23 gennaio 2019

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30.12.2011

Bonometti, cuore Brescia Cinquanta volte auguri


 Stefano Bonometti: il campo 422 volte con la maglia del Brescia
Stefano Bonometti: il campo 422 volte con la maglia del Brescia

Cin cin cinquanta. Oggi Stefano Bonometti compie 50 anni. Passerà mezza giornata in famiglia, a Cologne, e qualche ora ai bordi del rettangolo di gioco, per l'amichevole tra il suo Mantova e il Lumezzane: «E su un campo di calcio mi piacerebbe trascorrere anche i prossimi 50», confessa.
A 10 anni, quando frequentava le elementari alle Fornaci, scappava di nascosto dalla mamma, per correre dietro al pallone coi ragazzini del Castelmella. A 20, nel dicembre '81, stava conoscendo l'amarezza della prima delle cinque retrocessioni: Marino Perani aveva appena sostituito Alfredo Magni sulla panchina del Brescia, senza riuscire a evitare la C1. A 30 anni, nel '91, ai tempi di Lucescu, eccolo avviato verso la quarta delle cinque promozioni, dopo avere battuto il Piacenza di Gigi Cagni. A 40, invece, esaurita la prima esperienza da allenatore tra i professionisti, col Fiorenzuola, in C2, s'era preso un anno sabbatico, in vista del master di Coverciano, dove ha ottenuto il patentino con una tesina sulle palle inattive. Adesso Stefano taglia il traguardo dei 50.
È LUI AL VERTICE della storia centenaria del Brescia con 422 presenze, record assoluto. «Fu Gigi Simoni a farmi debuttare, l'8 aprile '79, al Rigamonti, contro la Sambenedettese. Allora la panchina era corta, ed essere convocato rappresentava un privilegio. Sostituii Nanni, a mezz'ora dal termine: quando Simoni mi disse di entrare, diventai matto. Rincorrevo tutti, pressavo un po' ovunque, tanto che Cagni, capitano dei marchigiani, mi si avvicinò e disse: ehi, ragazzino, stai tranquillo!».
Il 1980 ha rappresentato per Bonometti il crocevia di una carriera che avrebbe potuto svilupparsi in maniera diversa. «Il Brescia –rammenta- mi prestò alla Lazio per il torneo internazionale di Viareggio. C'erano Tassotti, Marronaro, Todesco, Piscedda, Carlo Perrone... Arrivammo secondi, battuti dal Dukla di Praga. Sembrava che la Lazio mi prendesse, e invece non se ne fece niente».
«Qualche mese dopo – aggiunge il mediano delle Fornaci- la Roma chiese informazioni su Dario Bonetti e sul sottoscritto. Eravamo nella Under 21, un'ottima vetrina per mettersi in evidenza. Ma a Nils Liedholm occorreva solo un difensore centrale, così scelse Dario; io rimasi a Brescia, e nel campionato successivo, con Simoni, conquistai la promozione in A. Curioso o che, all'età di 13 anni, avevo fatto il provino a S.Eufemia, proprio con Bonetti. Il selezionatore era Nino Rossini. Il Brescia prese entrambi. Il nostro primo allenatore fu Gegio Messora, tecnico di vecchio stampo».
UNA VITA DA MEDIANO, con tante gioie e delusioni. «Il trionfo di Wembley, a Londra, nel trofeo Anglo Italiano, contro il Notts County, primavera '94, mi è rimasto nel cuore. Rivedendo la Coppa alla mostra sul centenario di Palazzo Martinengo, ho provato un'emozione intensa. Hagi, Ambrosetti, Sabau, Neri, Baronchelli, Domini, Giunta. E Mircea Lucescu un professore di calcio. Un posto rilevante occupano anche le due promozioni consecutive, dalla C1 alla A, con Antonio Pasinato, dall'84 all'86. Ho mantenuto buoni rapporti con molti compagni di allora: Gritti, Mossini, Zoratto, Chiodini, il portiere Aliboni».
Prima giornata di A, 14 settembre '86, il Napoli a Mompiano: Bruno Giorgi affida a Bonometti il compito di marcare un certo Maradona. «Lo controllai bene, attento a non farmi ingannare dalle sue finte. Ma fu ugualmente decisivo. Toccò il pallone appena una volta, e fulminò Aliboni: un guizzo, tipico dei grandi campioni». Tra le amarezze, le due retrocessioni legate a duelli con l'Ascoli. «Nell'81 al Del Duca ci assicurarono che sarebbe bastato un pareggio per salvarci. Finì 0-0, senza nessun tiro in porta. Ma per una serie di strani risultati chiudemmo sulla stessa linea di altre quattro squadre. Ci condannò la classifica avulsa, appena entrata in vigore, di cui nessuno aveva compreso il meccanismo. Un errore incredibile. Sul pullman, al rientro, piangevamo tutti. Nell'87, al Rigamonti, perdemmo con l'Ascoli, alla penultima giornata (1-2). E la domenica successiva, a Torino, contro la Juve, ci affossò Ivano Bonetti. Gliene urlai di tutti i colori. La settimana dopo, quando lo incontrai in città, giurò che voleva tirare in curva, e non in porta».
Nel pieno della maturità Bonometti avrebbe potuto andare alla Fiorentina, all'Atalanta, al Torino o al Verona, ma nell'89 preferì il mare, accettando le offerte dell'Ancona: l'unico...«tradimento». Mentre l'ultima gara in maglia biancazzurra porta la data del 9-6-96, a Cesena: Stefano entrò nell'ultima mezz'ora al posto di Campolonghi. In seguito andò a correre coi dilettanti della Tecnoleno. Appese le scarpe al chiodo, eccolo guidare le giovanili del Brescia dal '97 al 2000 (prima gli Allievi, quindi la Primavera), poi il Fiorenzuola in C2, la Berretti 2002-03 dell'Inter. L'esperienza di Montichiari lo ha visto iniziare nel 2004 da allenatore e chiudere lo scorso maggio da direttore generale: la classica crisi dopo sette anni. E adesso è al Mantova, con la speranza, tra 50 anni, di correre ancora dietro ad un pallone.

Sergio Zanca
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