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17 novembre 2018

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12.07.2018

Brescia,
è partito
l’anno zero

L’anno zero del Brescia (copyright Massimo Cellino) inizia nel gelo, nonostante l’estate e una temperatura calda, anche se accettabile. Al primo giorno di lavoro al San Filippo, in attesa che venga pronto il centro sportivo di Torbole Casaglia, non c’è il presidente, non c’è la «Curva da Serie A» (sempre Cellino). Nessun incoraggiamento, nemmeno una sciarpa di benvenuto al collo del nuovo allenatore David Suazo, fisico asciutto e movenze sicure in campo come quando giocava e goleava in Serie A con il Cagliari celliniano. Freddezza chiama freddezza. E la gestione della vicenda Caracciolo non incoraggia ad avvicinarsi. Bisognerà abituarsi, d’ora in poi andrà così. Non ci sono più simboli, il figliol prodigo Morosini lo potrà diventare ma servirà tempo, non c’è una società che trasmette calore all’esterno, ognuno fa il suo lavoro, la squadra ricomincia a sudare e stop.

ALLA FINE tutto questo passerà in secondo piano, anzi sarà cancellato dalla memoria se l’anno zero trasformerà il Brescia in quello che non è mai stato: una squadra in grado di ridare soddisfazioni ai tifosi, capace di andare in Serie A in un ragionevole arco di tempo, espressione di una società patrimonializzata (il già citato centro sportivo, lo stadio Rigamonti che si sta rifacendo il trucco: tutto a spese del Brescia), che valorizza i suoi talenti e non li svende. Al di là della spersonalizzazione in atto (persino il nuovo logo ingrandito sulle maglie di allenamento trasmette freddezza), il modus operandi di Cellino è qualcosa che non si vedeva da tempo: 4 milioni di euro per un solo giocatore (Donnarumma), un gioiellino del vivaio finalmente non svenduto ai primi bei voti in pagella (Tonali), 10 milioni della Roma rifiutati senza rimpianti. Tonali resta qui, ieri al San Filippo ha salutato i compagni, oggi partirà per la Finlandia, titolare dell’Italia Under 19 all’Europeo. Una bella soddisfazione, per il Brescia, ma in un’epoca nemmeno troppo recente la società se la sarebbe goduta solo di riflesso, consolandosi con il gruzzoletto in cassaforte.

CELLINO fa calcio per affari: resta se raggiunge gli obiettivi. Per crescere bisogna investire: lo ha fatto a Cagliari, qui è partito a tutta, concretamente. E se il suo progetto darà davvero il senso di una svolta, allora il grande freddo che si sente intorno a questa squadra svanirà. Anche se, risultati o meno, la passione non muore mai e il biancazzurro non si stinge. Ieri primo allenamento della stagione anticipato di 35 minuti rispetto all’orario fissato, le 17. Sulla tribuna del San Filippo una cinquantina di sostenitori silenziosi: nessun coro di incoraggiamento, pochi commenti ad alta voce, qualche invocazione per un simbolo che non c’è più («ma per l’Airone non c’è proprio più nulla da fare?»). Intanto Suazo osserva, i giocatori corrono, sembrano tutti in buona forma: tecnica, parte atletica, densità a centrocampo. La prima partitella su trequarti di campo dà un indizio che è una prova: a difendere la porta ci sono Andrenacci e il nuovo acquisto Alfonso. Minelli, eroe salvezza nella drammatica serata di Ascoli, lavora a parte. Partirà, lui bresciano, cresciuto nel settore giovanile. Donnarumma potrebbe arrivare in tempo per prendere il pullman in direzione Darfo, nella tarda mattinata di domenica. Il colpaccio da 4 milioni di euro, tra cartellino (1,7 milioni all’Empoli) e ingaggio (300 mila euro netti annui per un quadriennio). Dicono che i soldi non facciano la felicità. Di sicuro qui dovranno portare risultati. Solo così si scioglierà il grande freddo che si percepisce intorno a questo Brescia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Corbetta
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7
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2-3
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3-2
Cosenza - Lecce
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