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21 febbraio 2018

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05.02.2018

Brescia al passo
di Tonali in viaggio
sulle orme di Pirlo

«Non paragonatelo a nessuno. Lui è Sandro Tonali». E già così è un bel complimento. Perché la stessa cosa diceva Mircea Lucescu del suo pupillo Andrea Pirlo, quando era solo «il Genietto di Flero» e non ancora il Maestro del calcio mondiale. Tonali è nato nel 2000, è il primo millennial nella storia del Brescia, non può ancora guidare l’automobile, compirà diciott’anni l’8 maggio, ma ha già le chiavi della squadra biancazzurra. La patente da calciatore gliel’ha data madre natura. E il passo di Tonali è quello giusto, a giudicare la sua prima volta da titolare al Rigamonti: in un amen padrone del campo e del gioco, come se il campo di Mompiano fosse il suo giardino di casa, e vittoria meritatissima contro il Parma. Ma la strada è lunga, lunghissima, appena iniziata. Imboccata grazie alla fiducia di Roberto Boscaglia, che lo ha schierato dal 1’. E indicata già l’anno scorso da Gigi Cagni, che non ha bisogno di cercare paragoni per chiarire il concetto ai suoi occhi subito forte e chiaro: «Questo è giocatore».

«È IMBARAZZANTE la naturalezza che Tonali ha dimostranto calandosi nel ruolo di centrale in mezzo al campo», ha detto dopo il successo di sabato il presidente Massimo Cellino (che aveva caldeggiato la sua convocazione per il ritiro di Latina quando l’allenatore era ancora Pasquale Marino: pare un secolo fa, era il mese scorso). E Cagni approfondisce la questione: «Tonali l’avevo notato fin dalla prima amichevole con la Primavera. La società mi aveva detto che c’era un premio per chi faceva giocare un 2000 in B. Io avevo risposto che se ci fossimo salvati in anticipo avrei fatto giocare lui. Intanto, l’avevo subito portato in prima squadra. Tonali ha qualità tecniche e geometrie di gioco, lo vedi cos’è. Poi in quella Primavera la qualità non era tanta: lui emergeva». Cagni l’ha vista, sabato, la partita delle sue ex squadre Brescia e Parma. «E Tonali mi ha colpito perché la personalità era l’unico appunto che avevo fatto l’anno scorso, parlando con i dirigenti - rivela -. Uno come Tonali deve sempre volere la palla. Con il Parma, per fortuna, ho visto il gioco passare dai suoi piedi. In allenamento non potevo giudicarlo in fase difensiva. In partita è diverso e Tonali ha vinto contrasti, l’ho visto cattivo. Non è un fiorellino. Bene così. Dovrà imparare a farsi sentire. Oggi in campo non parla più nessuno. Una volta a Madonna, nello Spezia, ho detto mi fai il piacere di chiamare la palla? Non era abituato. Tonali dovrà parlare. Comunque del regista ha tutto».

DELLA SOMIGLIANZA con Pirlo a Tonali hanno detto già in tanti. E in queste ore ne stanno parlando tutti, dalle tv nazionali ai tifosi sui social. Del resto, Sandro è nato lo stesso mese di Andrea, è simile nel ruolo, nelle movenze e anche nella capigliatura, nell’atteggiamento sicuro come nel tocco di palla. È cresciuto con la stessa maglia sulla pelle. E si dice sempre di non azzardare paragoni, ma farne è spontaneo, i primi a farli sono i calciatori stessi, e a un ragazzo che cresce non può far male: deve studiare i più bravi. Per imparare da loro come si fa (a diventare grandi davvero). «Le doti naturali Tonali le ha: deve imparare a difendere come fanno anche i campioni - avverte Cagni -. Quando sono stato con Guardiola a Barcellona, ho visto per 5 giorni di allenamenti Ibrahimovic e Messi difendere eccome, sennò Pep si arrabbiava come una bestia. E l’anno scorso io mi ero infuriato con Crociata. Hai visto la Juve giocare ieri sera? No, mi aveva risposto. E come fai a migliorare se non studi chi è migliore di te? Tonali non ha la dote dell’inserimento, ma ha il tiro. E può fare tutti e 3 i ruoli di un centrocampo». Adesso viene il bello. Difficile, ma bello. «Ai ragazzi l’ultima cosa da insegnare è come si fa il calciatore: prima bisogna aiutarli a diventare uomini, a gestire la pressione, a capire come la vita cambia - sostiene Cagni -. L’Atalanta è un esempio per come sa crescersi i giocatori in casa. Le vittorie di squadra e la gloria personale non arrivano per caso. Bisogna dare regole e farle rispettare».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gian Paolo Laffranchi
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41
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37
Parma
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28
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22
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0-1
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0-1
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Frosinone - Ascoli
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1-1
Perugia - Palermo
1-0
Salernitana - Pro Vercelli
0-0
Venezia - Avellino
3-1