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24 settembre 2018

Sport

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03.07.2018

Cellino volta pagina
e congeda Caracciolo
«Brescia, anno zero»

Massimo Cellino si ripresenta in versione funambolo. Il dribbling sull’argomento che sta rendendo incandescente l’estate bresciana, il mancato rinnovo ad Andrea Caracciolo, è da manuale. Ed è un gesto da rimarcare, visto che non avviene in campo ma nel chiuso della sala stampa del Rigamonti, che amplissima non è. All’incalzare delle domande sul futuro del centravanti, il presidente taglia così: «Questa è la presentazione di Suazo, vi lascio con lui 10 minuti - dice il presidente del Brescia rivolto ai giornalisti presenti a Mompiano -. Di Caracciolo parleremo a parte. Il tempo di fumarmi una sigaretta, vi aspetto dopo». Ma quando finisce il botta e risposta con il nuovo allenatore biancazzurro, di Cellino al Rigamonti non c’è più traccia. In realtà, prima di abbandonarsi al piacere del tabacco e al brivido della velocità, il presidente qualcosa dice sull’argomento, eccome. E pare una chiusura netta, totale, sul futuro biancazzurro del capocannoniere di tutti i tempi. TUTTO PARTE dalla volontà della dirigenza di liberarsi dei simboli del passato e Caracciolo è senz’altro il più evidente: «Non considero Caracciolo un simbolo del Brescia - la risposta secca di Cellino -. Per me i simboli di una squadra sono i presidenti: Corioni lo è, Beretta lo è». Chissà, forse Cellino voleva dire Bonometti, il suo predecessore, ma anche un Beretta, Piercarlo, il mitico Carlino, è stato numero uno del Brescia: prima dal 1938 al ’44, poi in un consiglio di reggenza dal ’54 al ’59 insieme a Carlo Antonini, Franco Gnutti, Agostino Marzoli e Alfredo Rocchi; di nuovo al timone solitario per 2 stagioni, prima di passare il testimone ad Enrico Ranzanici nel 1961. Nel dubbio Cellino è promosso in storia biancazzurra. Ma il sasso è lanciato nello stagno. E prima di ritrarre la mano per fumarsi la sigaretta e lasciare la compagnia, il discorso su Caracciolo va avanti: «I simboli per me sono quelli che hanno fatto qualcosa di importante». Una frase che è una stilettata, una pietra tombale su una storia fatta di 399 presenze e 173 gol. «I calciatori sono tutti simboli, la squadra stessa lo è - aggiunge il presidente -. Il calcio non è uno sport per singoli. Il simbolo è la squadra, sono gli 11 che vanno in campo più gli altri che vanno in panchina». Pausa: «Possibilmente 7», aggiunge lanciando un’occhiata a Suazo che è tutta un programma. Ancor prima dell’inizio della stagione, c’è già il primo ordine per il nuovo tecnico. CELLINO dribbla solo l’argomento Caracciolo. Sulle prospettive, sulle ambizioni del Brescia non si tira indietro. Anzi... «Quest’anno non abbiamo scuse - dice, e il tono si fa improvvisamente lapidario -. La squadra la stiamo facendo noi: prima l’allenatore, poi la rosa; prima le fondamenta, poi il resto della costruzione. La responsabilità è, sarà solo nostra». L’anno scorso, di questi tempi, Cellino ancora non era proprietario del Brescia. Per qualcuno non era nemmeno all’orizzonte: «Di sicuro la squadra non l’ho fatta io, l’ho solo subìta». Altra pausa: «Compreso l’allenatore». Cellino si riferisce naturalmente a Roberto Boscaglia, che numeri alla mano (33 punti in 25 partite) ha firmato in calce la salvezza. Nessuno ha fatto meglio di lui, non i 2 tecnici scelti da Cellino: nè Pasquale Marino (13 punti in 13 gare) che firmò un contratto biennale, nè Ivo Pulga, uno dei fedelissimi del presidente, arrivato a 4 giornate dalla fine e giunto al porto della salvezza nonostante le zero vittorie, sfruttando il tesoretto lasciato in eredità da Boscaglia e capitalizzando il pareggio a reti bianche ad Ascoli nell’ultima giornata. PER L’ANNO ZERO del Brescia, la scelta è caduta su David Suazo: «Un nostro giocatore per tanti anni - così l’ex numero uno del Cagliari spiega la scelta -. Volevo fargli iniziare la carriera da allenatore, ha tutte le caratteristiche e le qualità per farlo. E bene!». Cellino ha elogi per l’uomo che, da centravanti, in 8 stagioni tra il 1999 e il 2007, con il Cagliari ha segnato 102 reti in 274 gare: «Conosco bene Suazo, so chi mi porto in casa. Ha pochi difetti e tra le sue qualità umane ci sono la lealtà, l’onestà, lo spirito di responsabilità che lo hanno sempre contraddistinto. Come allenatore deve dimostrare il suo valore in campo». La considerazione finale è amara: «Questo è un anno zero per il Brescia. Se andate a vedere gli spogliatoi vi rendete conto anche perché: sono caduti anche quelli. Qui c’è da ricostruire tutto». L’obiettivo di Cellino è riportare il Brescia in linea di volo. Con Suazo, senza l’Airone. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Corbetta
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Palermo
8
Pescara
8
Benevento
7
Cremonese
6
Crotone
6
Spezia
6
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5
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5
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4
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3
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2
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1
Carpi
1
Foggia
-5
Benevento - Salernitana
4-0
Carpi - Brescia
1-1
Cosenza - Livorno
1-1
Crotone - Hellas Verona
1-2
Lecce - Venezia
2-1
Padova - Cremonese
1-1
Palermo - Perugia
4-1
Pescara - Foggia
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