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lunedì, 23 ottobre 2017

Elisa Mele:
«Il mio allenatore
adesso è Dio»

Elisa Mele: talento del centrocampo, ha deciso di lasciare il calcio a vent’anni. Giocava nel Brescia (BATCH)

La sua carriera l’ha fatta, eccome. Ma ha deciso di fermarsi anzitempo, perché per lei anzitempo non era. Quante vite si possono vivere in una? A 21 anni compiuti da poco Elisa Mele è già a quota 2. È stata una campionessa di calcio, ma campionessa per davvero, con la maglia del Brescia femminile. Adesso? «Il mio allenatore è Dio», sorride. Raccontandosi, per la prima volta, dopo il grande passo del giugno scorso, quando decise di ritirarsi «per aiutare gli altri».

LA CENTROCAMPISTA ripercorre le tappe del suo percorso in occasione dell’evento che lancia il corso di laurea in Progettazione pedagogica e formazione delle risorse umane, nella Sala Giudici di Palazzo Loggia. La ascoltano il coordinatore del corso di laurea magistrale Pierluigi Malavasi, la docente di Pedagogia dell’organizzazione e dello sviluppo delle risorse umane Alessandra Vischi, il sindaco di Brescia Emilio Del Bono, il presidente della Fondazione Asm Roberto Cammarata e il delegato vescovile per la Pastorale degli sportivi don Claudio Paganini, oltre a una platea folta.

Malavasi parla di «talenti del futuro con la capacità di mettersi in gioco». Del Bono della necessità di uno «sguardo aperto, internazionale». Cammarata dell’opportunità di sposare «una visione al realismo». E pare che tutti stiano parlando di lei, che si è iscritta in Cattolica dopo aver svoltato di sua sponte. Lei che era una centrocampista dal piede dolce. «Tecnicamente è la giocatrice più forte che abbia allenato a Brescia», ha detto Milena Bertolini, che oggi fa il commissario tecnico dell’Italia e col Brescia ha vinto due scudetti. Di campionesse ne ha avute. Eppure.

Volontaria l’estate scorsa in Mozambico («ma non dite che sono una missionaria»), Elisa è cresciuta e resta legatissima all’oratorio di Santa Maria Vittoria in via Cremona. «Ho iniziato a tirare calci qui. Ero l’unica ragazza, nei primi anni volevo smettere perché mi prendevano in giro per i codini. Ma la passione era più forte e a 10 anni un osservatore del Brescia mi ha notato. I miei genitori han detto no. Un anno dopo, raggiunto il limite di età, sono andata a far parte delle pulcine biancazzurre». E a saperci fare... Già a 16 anni l’esordio in Serie A: «Non riuscivo a giocare, troppo emozionata. Poi con l’Italia ho fatto la trafila, Under 17, 19, 23, e l’anno scorso sono stata convocata nella selezione maggiore da Antonio Cabrini, in Brasile, per un torneo. Altra emozione enorme. Pensando ai primi calci all’oratorio mi son detta wow, ho raggiunto il mio sogno. E non era stato facile, no».

Elisa Mele sa cosa vuol dire sacrificio: «Quando andavo alle medie, per tre volte a settimana andavo a Paratico per l’allenamento, in pulmino. In Serie A avevo allenamento tutti i giorni. Tornavo a casa, studiavo, forse... e dormivo. Nel Brescia eravamo unite, per questo abbiamo vinto. E l’allenatrice ci ha sempre trattate da persone».

Perché rinunciare? «Ci pensavo da tempo. Il calcio aveva iniziato a chiedermi tutto, io mi son domandata se volessi dare tutto al calcio... Dopo il distacco, ho pianto tanto». Ma indietro non si torna: «Mi realizzo nelle cose che farò - dice Elisa -. La fede mi ha aiutato nella scelta, è una marcia in più. Dio, il mio allenatore, mi ha invitato a giocare in un’altra squadra. Adesso la mia vita è come un campo da calcio. Pronta a giocare, sono ancora nella fase di riscaldamento. Farò come quando giocavo: rispetto per tutti, paura di nessuno».