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martedì, 24 ottobre 2017

Il Brescia si sente
più rock e ora può
alzare il volume

Chissà se Massimo Cellino, dalla sua postazione nello scalcinato Rigamonti, avrà sentito qualche vibrazione. Se nel Brescia che ha messo sotto il Perugia primo della classe, ha percepito qualche nota rock.

Scrutando la classifica e con la prosecuzione della partita di Terni alle porte (domani sera alle 20,30: si parte dal 20’ del primo tempo), il Brescia può alzare il volume. Se vince al «Liberati» può portarsi in zona play-off, addirittura a un punto dalla vetta se il Frosinone, primo con Palermo, Perugia e Avellino, nel posticipo di stasera perderà in casa contro la Cremonese nella partita che inaugurerà lo stadio «Stirpe», nuovo di zecca.

A proposito: perchè a Frosinone, dove la dirigenza sta lavorando bene, in 2 anni hanno costruito un impianto all’avanguardia e a Brescia in 25 al massimo si è arrivati a un progetto? La Brescia istituzionale ed economica non si ribella a vedere, sugli schermi tv, che la propria città non ha uno stadio all’altezza? L’immagine, che oggi è tutto, non interessa?

UN DISCORSO che esula dal momento della squadra, ma fino a un certo punto. La riforma del calcio professionistico proposta dal presidente federale Carlo Tavecchio prevede la riduzione delle squadre, a partire dalla Serie A. E quando sarà attuata, sarà in vantaggio chi ha uno stadio all’altezza. In Italia sono ancora poche, ma in numero crescente: la Juventus, l’Udinese, il Sassuolo, l’Atalanta che si è presa l’«Atleti Azzurri d’Italia», ora il Frosinone. Juventus e potenza economica di Squinzi a parte nel caso del Sassuolo, cosa ha Brescia meno di queste? In teoria niente, in pratica tutto, soprattutto la volontà di avere una squadra di calcio che faccia conoscere in Italia e non solo, come nel caso dell’Atalanta, il nome della città.

Con il calo del numero delle squadre professionistiche, un impianto all’altezza e una struttura adeguata alle spalle saranno vitali. È ciò che Cellino, che nel calcio ci sta da una vita, sta cercando di costruire.

NIENTE PASSO più lungo della gamba («Nessuna delle mie società è mai fallita», ama ripetere l’imprenditore cagliaritano), ma per avere un futuro migliore nel calcio italiano il Brescia non può restare in queste condizioni: non può non avere una sede di proprietà, non può continuare ad allenarsi in un impianto comunale e aperto al pubblico, non può non avere un centro sportivo, non può continuare a presentarsi all’Italia in un Rigamonti ridotto in simili condizioni, anche se in giro non è che gli altri impianti, ad eccezione di quelli citati poco fa, siano migliori. E deve ricreare un settore giovanile all’altezza.

L’attualità riporta alla sfida di domani sera a Terni. La vittoria contro il Perugia ha la firma in calce di Andrea Caracciolo, cui sono bastate due giocate in area avversaria per cambiare una partita messasi male.

Il Brescia di nuovo vicino al vertice della classifica potrebbe essere uno stimolo per dare una base solida a una società e a una squadra storicamente abbonate alla serie cadetta.