21 febbraio 2019

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12.01.2019

Bertoglio 70: «Ecco la mia vita in rosa»

Fausto Bertoglio nel suo negozio di Concesio: il campione bresciano compie domani settant’anni SERVIZIO FOTOLIVE/Pietro CanaliBertoglio sullo Stelvio il giorno che si consacrò campioneIn bacheca per Bertoglio anche un successo a MontecampioneFausto Bertoglio è tornato spesso sullo Stelvio con gli amiciLe celebrazioni per il quarantesimo della vittoria del Giro
Fausto Bertoglio nel suo negozio di Concesio: il campione bresciano compie domani settant’anni SERVIZIO FOTOLIVE/Pietro CanaliBertoglio sullo Stelvio il giorno che si consacrò campioneIn bacheca per Bertoglio anche un successo a MontecampioneFausto Bertoglio è tornato spesso sullo Stelvio con gli amiciLe celebrazioni per il quarantesimo della vittoria del Giro

Fausto Bertoglio domani spegne 70 candeline. Il vincitore del Giro d’Italia 1975 li festeggerà in famiglia nella sua abitazione a San Vigilio di Concesio, lontano dalle luci della ribalta. Come ama fare da sempre, fin da quando ha iniziato a correre in bicicletta con l’Audaces Nave del dottor Giovanni Rizzo, approdato poi al Pedale Bresciano e Domus Pedrengo. Carattere introverso, ha sempre anteposto la famiglia a qualsiasi altra cosa. Il ciclismo è stata la sua passione coltivata con grinta e determinazione, ma sceso dalla bicicletta è rimasto poco nel tessuto organizzativo e agonistico. L’unico legame al suo sport preferito è la bottega artigiana in via Galileo Galilei, a San Vigilio, gestita dal figlio Andrea. Ma raramente lo si vede alle corse. Ha il televisore acceso nel retro-bottega quando vengono trasmesse le competizioni, il Giro in primis. UNA CARRIERA incredibile, la sua, con successi di grande prestigio al cospetto dei big del ciclismo mondiale. L’inizio con la casacca dell’Audaces Nave è stato promettente. L’acuto più importante lo sigla il 18 luglio 1965 a Trento, nel campionato italiano esordienti, dove stacca di forza gli avversari e chiude primo con 1’06” su Franco Ongarato. Qualche giorno prima, a Castenedolo, davanti a Michele Dancelli conquista la corona provinciale: «Bei tempi. Ero giovane e sognavo di diventare professionista e magari vincere. Sono stato fortunato: ho realizzato il mio sogno sportivo grazie agli insegnamenti del compianto Antonio Zanola del Pedale Bresciano, e dell’amico Pierfranco Vianelli, con il quale mi sento spesso anche adesso. Da queste due persone, da Giovanni Rizzo e da Eugenio “Fangio” Pasolini ho imparato la voglia di sacrificarmi per ottenere obiettivi importanti. Il ciclismo mi ha dato davvero tanto». IL MOMENTO migliore della carriera? «Semplice: al Giro d’Italia del 1975. Ho conquistato la maglia rosa il 31 maggio al Ciocco, dopo la giornata di riposo. In testa alla classifica c’era Giovanni Battaglin, mio capitano alla Jolly Ceramica. Dovevo spalleggiarlo o scortarlo, come si dice in gergo. Il direttore sportivo Marino Fontana era stato chiaro». La giornata di riposo viene preceduta dal trionfo di Battaglin nella cronometro di Forte dei Marmi: «Ho approfittato della sosta per visionare la cronoscalata del Ciocco e mi sono detto subito che era particolarmente adatta alle mie qualità. Il Ciocco è una salita per scalatori, occorre alzarsi sui pedali ed è difficile pedalare seduto sulla sella». Così, in poche ore, passa da gregario a campione: «Quel giorno ho scalzato dalla testa della classifica proprio Battaglin, che il giorno dopo è andato in crisi lasciandomi via libera. Così la squadra si è messa a mia disposizione». E per la seconda volta un professionista bresciano arriva in città con la maglia rosa, dopo Michele Dancelli, leader il 28 maggio 1968: «Una soddisfazione incredibile - e Bertoglio ancora si emoziona -. Ho conquistato la maglia rosa al Ciocco e l’ho portata fino sullo Stelvio dove il 7 giugno ho festeggiato la vittoria. Mi spiace non aver vinto sul Muratello, davanti alla mia gente: ci tenevo moltissimo. Prima del Giro ero andato a visionare il finale e ho deciso di attaccare a poche centinaia di metri dall’arrivo, subito dopo una curva con un albero abbastanza alto. Il giorno della tappa la strada è stata asfaltata e l’albero tagliato: sono scattato troppo tardi. Sono stato comunque secondo e, soprattutto, rintuzzato gli attacchi degli uomini di classifica». Quindi il gran finale sullo Stelvio ammantato di neve: «Anche in quell’occasione sono stato secondo anche quella volta dietro Francisco Galdos, arrivato alle mie spalle in classifica generale. Avrei potuto vincere ma ho lasciato il successo di giornata allo spagnolo». BERTOGLIO di una cosa è certo: «Rifarei tutto. Ma ho il rammarico di non aver bissato la vittoria al Giro del 1976 per 4 forature nella tappa di Comano Terme. E se avessi potuto contare su una squadra forte come la Brooklyn, chissà. Ho però chiuso terzo e sono stato nono al Tour». In carriera Bertoglio ha ottenuto altre vittorie a Montecampione, Imola, al Giro di Catalogna. Ha vestito la maglia azzurra a Yvoir 1975 e Ostuni 1976, vinto la Settimana Bergamasca nel 1972. Fin da giovane è forte sul passo e imbattibile in salita. Ora si gode la pensione anche se ogni tanto aiuta il figlio Andrea nella bottega. Ed è circondato dall’affetto della moglie Giuseppina, dei figli Paolo (ex professionista) e Andrea e della nipotina Lorena. Il ciclismo gli ha dato tanto, ma adesso è solo spettatore: «E se mia moglie è d’accordo presto andremo ad abitare a Idro, dove tengo casa e l’attrezzatura per la pesca. Il ciclismo? Non è più quello di una volta. Quando ha smesso di correre mio figlio Paolo, anch’io mi sono ritirato a vita privata». Bertoglio è così, prendere o lasciare. Uomo tutto d’un pezzo non vuole mai apparire, preferisce lasciare il proscenio ad altri. Lui sta bene così, con gli affetti familiari: «Un tesoro che mi tengo stretto». Augurissimi, campione. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Angiolino Massolini
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RISULTATI
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42
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38
Pescara
38
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36
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34
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Carpi
18
Ascoli - Salernitana
2-4
Benevento - Cittadella
1-0
Carpi - Perugia
0-1
Cosenza - Cremonese
2-0
Crotone - Pescara
0-2
Lecce - Livorno
3-2
Padova - Foggia
1-1
Palermo - Brescia
1-1
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1-2
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