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martedì, 17 ottobre 2017

Rumsas, è doping di famiglia
Nei guai il giovane Raimondas

Raimondas Rumsas junior (BATCH)

ROMA

La famiglia Rumsas e la maledizione del doping. Quasi un giallo, fra ciclismo, avvisi di arresto, squalifiche e morti sospette. Il tribunale nazionale antidoping ha scritto una nuova pagina nella storia controversa di questa famiglia lituana, ma da tempo accasata a Lucca. È stato infatti sospeso in via cautelare il giovane ciclista Raimondas Rumsas, trovato positivo al GRHP-6, un ormone della crescita, in un controllo effettuato il 4 settembre a Capannori.

Raimondas è fratello di Linas, giovane dilettante morto improvvisamente a maggio a Lucca. Ebbe un malore, andò in ospedale, fu dimesso e la mattina dopo morì per cause non del tutto accertate.

Ma Raimondas è anche figlio e omonimo di quel Raimondas Rumsas che nel 2002 conquistò il terzo posto al Tour de France nello stesso giorno (era il 28 luglio) in cui la moglie Edita veniva fermata dai doganieri a Chamonix mentre tornava in Toscana. Sulla sua auto furono trovati 36 diversi tipi di farmaci, di cui molti a effetto dopante.

La donna si dichiarò sempre innocente, un medico polacco sostenne di aver firmato lui le prescrizioni per la madre. Dal centro antidoping francese invece uscì che quel carico conteneva epo, corticoidi e testosterone. Ma Raimondas risultò pulito.

Salvo cadere nella rete antidoping (epo) al Giro d’Italia e condannato a un anno di squalifica prima del mandato di cattura internazionale per contrabbando di medicinali proibiti del 2005 e la condanna a 4 mesi (assieme alla moglie) del gennaio 2006.