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18 novembre 2018

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02.02.2018

La sua difesa come nel ’90 «Era un maestro in tutto»

Tra i banchi in Duomo i giocatori del Brescia, Franco Baresi, Riccardo Ferri, Stefano Eranio, Stefano Tacconi e Aldo Serena La tristezza di Paolo Maldini, 49 anni, durante il funerale di Vicini
Tra i banchi in Duomo i giocatori del Brescia, Franco Baresi, Riccardo Ferri, Stefano Eranio, Stefano Tacconi e Aldo Serena La tristezza di Paolo Maldini, 49 anni, durante il funerale di Vicini

Alberto Armanini Li guardi negli occhi e vi leggi la parola terribile della morte, intravedi qualcosa che prima c’era e ora non c’è più. Poi li osservi dialogare e ti accorgi che la scomparsa del loro vecchio maestro non ha dissolto gli insegnamenti di 28 anni fa. Nessuna macchina fotografica ha immortalato il momento e per questo il racconto della scena è ancor più significativo. Accade alla fine della funzione. Nelle retrovie del Duomo si forma un capannello di ex campioni: Riccardo Ferri al centro, Franco Baresi due passi più dietro, Beppe Bergomi a destra, Paolo Maldini a sinistra. Non serve un almanacco Panini e nemmeno una grande memoria per capire di cosa si tratta. Bergomi, Ferri, Baresi, Maldini: 28 anni dopo la linea difensiva di Italia ’90 si muove ancora allo stesso modo, con estrema naturalezza. E il sospetto diventa una certezza: con il funerale di Azeglio Vicini si è celebrata non solo la vita di un uomo di calcio ma anche la fine di una scuola tutta italiana. LA PRESENZA dell’intero reparto con Stefano Tacconi, che di quella Nazionale era il portiere di riserva, ha un valore simbolico altissimo: «Eravamo davvero una grande difesa - racconta Bergomi -. E lui era davvero un grande maestro. Aveva coraggio nelle scelte e durante le gare ci martellava. Quando entravamo in campo si scherzava per scegliere chi doveva stare dalla sua parte». Anche per questo quell’Italia offrì una prestazione difensiva perfetta, Zenga rimase imbattuto per 518 minuti e i gol sul groppone furono solo 2: «Aveva grande spessore umano, ci diede la consapevolezza di poter fare qualcosa di importante fin dalle qualificazioni - aggiunge Ferri -. Anche nell’immensa delusione della sconfitta ai rigori con l’Argentina, ci disse che avevamo lasciato un segno indelebile. In cuor nostro, grazie ai suoi insegnamenti e come gestiva l’ordinario, sapevamo già di aver dato la nostra impronta su quel Mondiale». E sulle loro carriere. La presenza di tanti ex campioni e tanti volti noti del calcio italiano si spiega con la gratitudine che tutto il movimento deve a un ct come Vicini. Uno che ha avuto il coraggio di scegliere sempre i migliori, la forza di credere nei giovani e nelle loro qualità e pure la testardaggine di proporre giocatori che in pochi consideravano all’altezza della maglia azzurra: «Mi ha dato la possibilità di entrare stabilmente nel giro della Nazionale a 30 anni - ricorda Stefano Tacconi -. È stato anche l’artefice del mio impiego nella squadra olimpica. Venire a Brescia per il suo funerale è un preciso dovere personale che supera qualsiasi obbligo di rappresentanza o altro». SACROSANTO. Tutti i presenti hanno scelto di mettere piede in Duomo per un senso di riconoscenza nei confronti di un allenatore che ha fatto provare loro dei sentimenti profondi. C’era Antonio Matarrese, il presidente Figc che lo scelse per il dopo Bearzot e lo licenziò per fare posto a Sacchi. Si è visto Giancarlo Abete, capo del settore tecnico federale dal 1989 al 1990, e poi numero uno del calcio azzurro. E ancora Antonello Valentini, ex direttore generale della Figc e responsabile delle relazioni esterne. Sergio Brighenti, vice di Vicini a Italia ’90. Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori accompagnato dal suo corrispettivo bresciano Giampaolo Dosselli. Damiano Tommasi ha assistito alla cerimonia due posti alla sinistra di Maldini. Tra gli ex giocatori, oltre ai 4 moschettieri della difesa, c’erano anche Aldo Serena, Stefano Eranio e il principe Giuseppe Giannini: «Non mi chiamava mai per nome e cognome - rivela l’ex centrocampista della Roma -. Mi chiamava con il mio soprannome, Principe: era un attestato di affetto grandissimo. Quando lo faceva mi portava a dare sempre qualcosa in più. È stato fondamentale per la mia carriera». Il Brescia era rappresentato dai calciatori Caracciolo, Bisoli, Pelagotti, Gastaldello, Somma e Meccariello, dal tecnico Boscaglia e dal team manager Piovani. C’era pure l’ex ad Sagramola. Chi ha potuto si è precipitato a Brescia. Chi era impossibilitato passerà certamente da Cesenatico. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alberto Armanini
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19
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18
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7
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5
Ascoli - Padova
2-3
Brescia - Hellas Verona
4-2
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2-2
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3-2
Cosenza - Lecce
2-3
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