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martedì, 21 novembre 2017

Le spine per Tavecchio
e i carboni ardenti per il Ct

Aria spensierata e allegria a Coverciano per l’Italia

Carlo Tavecchio non vuole passare alla storia del calcio italiano come il secondo presidente della Federcalcio che non riuscì a raggiungere il Mondiale: il primo, e finora ultimo, fu Ottorino Barassi che dovette lasciare la poltrona dopo l'infausta eliminazione degli azzurri, zeppi di oriundi, nel 1958 in Irlanda. E pensare che Barassi era stato cofondatore dell'Uefa. «È come se camminassi a piedi nudi sopra un rovo di spine», ha detto ieri mattina Tavecchio a Milano dove ha ricevuto la Guirlande d'Honneur della Federation Internationale Cinema Television Sportifs. In suo soccorso è intervenuto Andrea Agnelli che, cancellando le vecchie scorie, è divenuto il principale alleato da quando il presidente della Figc l'ha aiutato a salire alla massima carica dell'Eca, l'associazione dei club europei: «Perché dovrebbe lasciare in caso di malaugurato insuccesso nei playoff? La valutazione deve essere complessiva. E lui sta facendo molto bene». Amen. Auguriamoci che il problema non si ponga.

A questo dovrà pensare Ventura che si ritrova a un bivio nell'immediata vigilia dell'andata (stasera a Solna, nei pressi di Stoccolma) del playoff con la Svezia: dentro o fuori. Per nostra fortuna mancherà l'infortunato Ibrahimovic, che fu protagonista del famoso "biscotto" all'Europeo del 2004 con l'eliminazione dell'Italia guidata da Trapattoni. La nazionale scandinava è un osso duro: nel suo girone è finita al secondo posto dietro la Francia cui ha inflitto l'unica sconfitta battendola per 2-1 in casa. Ma forse è più malleabile di Irlanda, Eire e Grecia che potevano capitarci in sorte perché gioca un 4-4-2 didascalico, solido atleticamente, ma privo di particolare ingegno. E poi la mancanza di Ibra non è cosa di poco conto.

Il male al ginocchio di Zaza, ricomparso in azzurro dopo il rigore calciato malamente contro la Germania all'Europeo, sta costringendo Ventura a rivedere la formazione già sistemata con la B-B-C (Barzagli, Bonucci, Chiellini) davanti a Buffon; Candreva, Parolo, De Rossi, Verratti e Darmian in mezzo al campo; Immobile e Zaza lì davanti. Se l'attaccante del Valencia non ce la dovesse fare, come sembrava ieri pomeriggio, Ventura può ricorrere a Eder oppure schierare subito Belotti invece di lasciarlo a riposo fino alla gara di ritorno. C'è poi la possibilità che il ct cambi modulo (gli è ormai congeniale) schierando il tridente con Candreva e Insigne ai fianchi di Immobile che da solo fa reparto nella "sua" Lazio. Le alternative non mancano a patto che Ventura, sui carboni ardenti tanto e più di Tavecchio, schieri gli uomini al posto giusto. Già il centrocampo a 3 rappresenta una garanzia rispetto al passato. Ci aspettiamo molto da Verratti che Ibra considera il miglior azzurro in circolazione, si comporta benissimo nel Paris Saint Germain, piace tanto al Barcellona, ma in azzurro non è mai riuscito a esprimere il suo potenziale perché costretto a giocare in modo a lui non congeniale. Questa volta no.

Ci sono comunque le premesse per far bene specie se l'ex difesa della Juventus murerà gli attacchi avversari nella prima parte della partita e darà coraggio al resto della squadra. Sul piano muscolare ci siamo. È una formazione di stampo proletario con gente che non tira indietro la gamba: De Rossi e Verratti su tutti. A gioco lungo potrebbero rivelarsi decisivi i cambi. In mediana è pronto il redivivo Jorginho che sarebbe stato utilissimo negli appuntamenti mancati da De Rossi, Verratti e Marchisio per infortuni vari. C'è poi Bernardeschi, il giocatore più universale della compagnia. E Belotti, se chiamato in campo, potrebbe rappresentare il valore aggiunto.

Il resto è contorno.