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07.05.2012

Yuja Wang, talento e fascino
insieme stregano il Grande

Grande successo ieri per la giovane pianista cinese protagonista della serata del Festival pianistico internazionale. FOTOLIVE
Grande successo ieri per la giovane pianista cinese protagonista della serata del Festival pianistico internazionale. FOTOLIVE

Una pianista con un fisico da modella e due vestiti - uno per ogni parte della serata - lunghi fino alla caviglia. Una grazia che si sposa felicemente con grandi, magnifiche doti musicali per il recital della pianista cinese Yuja Wang ieri sera al teatro Grande, e dell'atmosfera magica che questa giovane artista sa creare anche in presenza di brani estremamente complessi come quelli con cui Yuja Wang ha aperto la serata bresciana. Certo, anche l'avvenenza di questa pianista di venticinque anni ha avuto la sua brava parte nel magnetizzare l'attenzione del pubblico. Yuja Wang ha esordito col Rachmaninov degli Études-Tableaux op. 39 e l'Elegia op. 3 n. 1, che vanno ben oltre la semplice «fase di riscaldamento»: già nella vivacità del n. 6 dell'op. 39, quell'Allegro che secondo l'autore si richiama a Cappuccetto Rosso e al Lupo, Yuja Wang ha offerto quel tocco incisivo ma trasparente che è una delle sue sfumature interpretative. Nell'Allegro assai, il n. 4 proposto immediatamente dopo, la giovane artista ha colto in pieno quel clima fantastico e visionario che ha lasciato il posto agli accenti quasi chopiniani emersi nell'Appassionato dell'Études-Tableau n. 5. Yuja Wang è capace di mutamenti di rotta repentini e di grande portata, come nell'Elegia op. 3 n. 1 per la quale è partita da un tratto sottilmente malinconico per intensificare sempre più l'emozione prodotta. Attendevamo con particolare curiosità la sua interpretazione della Ballata in fa diesis op. 19 di Fauré, che la giovane artista cinese ha già portato quest'anno in vari teatri italiani e questa ha confermato quell'estrema flessibilità che le permette di passare da murmure iniziale alla tempesta di suoni centrali e che permette di non rimpiangere assolutamente la versione con orchestra, tanto completo è il discorso condotto con incantevole cantabilità. A completare questa già così densa prima parte della serata una Sonata, la n. 5 di Skrijabin, dalla quale Yuja Wang fa emergere forze misteriose; e lei è attentissima nel cogliere le sfumature di un discorso che appare eternamente mutevole anche grazie a un uso alquanto originale, per l'epoca, della tonalità riuscendo a rendere al pubblico, nel poderoso martellare sui tasti, quell'atmosfera titanica che caratterizza parte conclusiva di questo pezzo visionario. Una serata grandiosa che è poi proseguita con le Fantasie op. 116 di Johannes Brahms: imperiosa la n. 1 che già nell'indicazione iniziale si richiama al tratto poderoso e deliziosa la n. 4, col suo continuo scavalcamento iniziale della mano sinistra e il clima cantabile e nobile. Per cambiare rapidamente atmosfera, con la Spagna caliente e danzante di «Triana» di Albeniz, e quella raffinata e misteriosa della «Soirée dans Grenade» di Debussy. Per arrivare a un finale vorticoso come quello delle Variazioni di Horowitz su un celebre tema della Carmen di Bizet, splendido esempio di straordinario virtuosismo pianistico da parte di Yuja Wang, sommersa da un mare di applausi e che nei bis ha voluto regalare al pubblico l'intimo sentimento di Chopin.

Luigi Fertonani
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