giovedì, 17 maggio 2012

Brescia e l'Unità d'Italia

Brescia e l'Unità d'Italia

Tito Speri e i martiri di Belfiore

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Nella stampa d'epoca, Tito Speri, primo da sinistra, con i compagni di carcere a Mantova nel 1853

18/03/2011L'amnistia austriaca del 12 agosto 1849 fa sperare nella clemenza dei vincitori. Quanti si sono rifugiati altrove, dopo le insurrezioni del '48 e del '49 - fra cui Tito Speri -, rientrano in città. Un trabocchetto? Forse.
Le catastrofi naturali del 1850, nubifragi e smottamenti estivi, sembrano annunciare un nuovo bagno di sangue. E nel settembre di quell'anno, infatti, avvengono le prime fucilazioni. Sedici uomini, quasi tutti contadini di Botticino, Calcinato, Chiari, Serle, Tignale, in possesso di armi o disertori, sono giustiziati con l'accusa di furto e di rapina.
Tito Speri, nella prospettiva di fermare le repressioni, organizza in città un Comitato insurrezionale mazziniano. Sottocomitati si costituiscono a Chiari, Desenzano, Iseo, Manerbio, Pontevico, Provezze, Verolanuova. In gennaio i funerali del giovane patriota Cesare Zuccari sono occasione per una manifestazione anti imperiale in città. Gli austriaci raddoppiano la vigilanza.
NEL GENNAIO 1851 bloccano il cospiratore comasco Luigi Dottesio mentre distribuisce propaganda dell'organizzazione mazziniana; sarà poi impiccato a Venezia. Nella perquisizione trovano un elenco con i nomi dei patrioti bresciani. Sono subito arrestati Giovanni Maggi, Giulio Bargnani e altri.
Accade di tutto: perquisizioni, impiccagioni immediate, processi. Nel Mantovano, nell'abitazione del canonico don Enrico Tazzoli, viene scoperto un registro con la lista dei nomi di patrioti mazziniani anche bresciani. La polizia può così ricostruire il quadro completo della cospirazione.
Scatta l'allarme e molti riescono a fuggire. Tito Speri rifiuta di lasciare la città. La polizia non perde tempo. Su ordine della corte speciale di giustizia di Mantova fa irruzione la sera del 28 giugno nella sua casa vicina alla chiesa di Sant'Alessandro. Il giovane cospiratore viene arrestato sotto gli occhi della madre, quindi condotto prima nelle carceri cittadine di Sant'Urbano, poi in quelle di Mantova. Camillo Biseo pensa di poterlo liberare nel tragitto verso la nuova prigione. Ma il piano non può essere realizzato.
MORTI EROICHE. Tito Speri sostiene con fermezza gli estenuanti interrogatori. Parla solamente di fatti noti alla polizia e di patrioti che sapeva morti. Nega anche l'esistenza a Brescia di un comitato clandestino. Il suo deciso atteggiamento, e la mancanza di prove, gli potrebbero evitare la condanna a morte. Ma alcune delazioni sono decisive per la pena capitale.
Il 7 dicembre, nella valletta di Belfiore, lungo le antiche mura di Mantova, sono impiccati i primi martiri: don Enrico Tazzoli e altri quattro patrioti. Tito Speri scrive alla madre: «La prigione non mi ha puranco infiacchita l'anima sicché questa pensi di mercanteggiare la sua dignità». E rifiuta di chiedere la grazia.
Il 3 settembre 1853 altri 23 patrioti, rei di alto tradimento, sono condannati alla forca. Ma la pena viene commutata in carcere per quasi tutti, tranne che per tre: Tito Speri, il veronese conte Carlo Montanari e l'arciprete di Revere don Bartolomeo Grazioli. A Brescia si scatena sulla stampa locale la polemica nei confronti di quanti non aderiscono alla richiesta di grazia per i condannati.
Tito Speri si prepara alla morte con esaltazione mistica. Scrive all'amico Alberto Cavalletto: «Io non vado alla forca, bensì alle nozze». Quando nella valletta di Belfiore si compie il tragico epilogo ha solamente 27 anni.
LE AUTORITÀ austriache non solo non concedono ai tre martiri la sepoltura in terra consacrata, ma inviano alla madre di Tito Speri una nota con le spese sostenute per l'impiccagione. Diogene Valotti, primo sindaco della città libera dal giogo austriaco, pone riparo all'oltraggio assegnandole la pensione annua di mille lire. E trentacinque anni dopo, l'1 settembre 1888, nello slargo di accesso alla salita del Castello, viene inaugurato il monumento a Tito Speri, perenne memoria del suo eroico patriottismo. A.M.



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