giovedì, 17 maggio 2012

Brescia e l'Unità d'Italia

Brescia e l'Unità d'Italia

Quando Garibaldi rese onore alla fama dei patrioti bresciani

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Un'immagine di Giuseppe Garibaldi a cavallo| Combattimento dei garibaldini a Vezza d'Oglio (4 luglio 1866)

18/03/201113 giugno 1859, ore 9: preceduto dalla banda cittadina, Garibaldi entra da Porta San Giovanni «alla testa delle schiere fra un nembo di fiori che sulle casacche polverose dei nostri fratelli piovono dalle finestre parate a festa, attraversando le vie tutte adorne di una selva di tricolori bandiere, fra gli evviva del popolo esultante e il suono a festa delle campane».
E ancora: «La sorella di Tito Speri, il quale venne appiccato dagli Austriaci a Mantova nel febbrajo del 1853, nello stringere jeri la mano a Garibaldi sviene per la commozione. La gioventù di Brescia corre a centinaja ad arruolarsi in quel prodissimo corpo (...). Lunedì sera Brescia è tutta illuminata in onore di Garibaldi e del suo corpo, e quasi da ogni casa sventola la bandiera tricolore colla croce di Savoja».
LE CRONACHE dell'epoca tramandano al vivo l'entusiasmo del primo contatto di Giuseppe Garibaldi e dei suoi Cacciatori delle Alpi con gli abitanti di Brescia. Ma subito un brivido corre tra la folla: «Gli austriaci sono a San Zeno». Molti bresciani si armano prontamente con roncole, coltelli, forche, bastoni per arginare le truppe nemiche. Per fortuna il pericolo si dissolve immediatamente. Garibaldi, commosso, detta il seguente manifesto: «Le festose dimostrazioni con cui accoglieste oggi i Cacciatori delle Alpi fu una novella prova del vostro patriottico entusiasmo. Il sublime spettacolo che offerse subito dopo la vostra città, appena suonarono le campane a stormo, vi mostrò pari alla vostra fama. Accorrendo voi oggi al primo grido d'allarme insieme coi Cacciatori dell'Alpi, avete mostrato che, gelosi custodi della acquisita indipendenza, siete decisi a difenderla coi vostri petti, a consacrarla col vostro sangue. Gloria ai Bresciani! I nemici che infestano ancora questi dintorni non sono schiere di soldati che minacciano la vostra città ma masnade fuggitive che per aprirsi una strada alla ritirata lasciano dappertutto ove passano le tracce delle loro barbarie e della finita ed esecrata loro dominazione».
Garibaldi trascorre la notte sui Ronchi, ospite della contessa Fenaroli Maffei Erillo. Il giorno successivo giunge l'armata sarda e quindi quella francese. I Cacciatori, guidati dall'eroe, escono dalla città da porta Torrelunga e sostano a Sant'Eufemia.
Poi, il giorno 15, avanzano verso oriente e si scontrano con i nemici nell'improvviso e sanguinoso combattimento fra Rezzato, Treponti e Castenendolo. Cadono molti garibaldini, fra cui uno dei fratelli Bronzetti (tirolesi di Cavalese), Narciso; Oreste rimane ferito in seguito nella battaglia di Bezzecca; Pilade cade nei 1860 nella battaglia del Volturno.
Garibaldi, conclusa alle 14 la sanguinosa battaglia, prosegue per Paitone e il giorno 17 è a Gavardo dove fa costruire un nuovo ponte in sostituzione di quello distrutto dagli austriaci. Il giorno 18 entra trionfalmente a Salò e fa affondare un piroscafo nemico.
MA I NEMICI premono dallo Stelvio. Cambia quindi direzione e raggiunge il lago d'Iseo acquartierandosi ai primi di luglio a Lovere. Subito si toglie il colletto dell'uniforme di generale sardo e lo sostituisce con il fazzoletto rosso.
Dopo aver raggiunto Breno ed Edolo, torna a Brescia. Poi lascia il territorio bresciano per la Spedizione dei Mille, alla quale partecipano numerosi volontari bresciani, sostenuta anche dal Municipio di Brescia con centodieci mila lire e tremila fucili.
L'anno successivo alla proclamazione del Regno d'Italia, nel 1862, torna nel Bresciano per inaugurare in vari paesi le patriottiche Società di tiro a segno. Alla folla che lo accoglie trionfalmente in città lancia il massaggio da un balcone: «E' certo l'avvenimento più felice della mia vita trovarmi tra il popolo di Brescia: popolo che merita da me tanta simpatia e tanto affetto come da quanti amano l'Italia».
Il suo soggiorno di alcuni giorni è assai festoso: partecipa a spettacoli anche al Teatro Grande, è decorato dal clero bresciano, assiste a sfilate della Guardia nazionale, parla agli studenti. E' ospite a Villa Fenaroli di Rezzato. Prosegue il suo trionfale itinerario sostando a Lonato, Montichiari, Castiglione delle Stiviere e, deviando per il Mantovano, raggiunge Desenzano dove partecipa anche ad un banchetto.
IMPOSSIBILE SEGUIRE il percorso dell'eroe nel territorio bresciano, i molti contatti con patrioti, le inaugurazioni di circoli, l'attenzione all'impegno dei volontari della Valtrompia e del Garda per bloccare le incursioni nemiche ai confini.
Garibaldi rivisita Brescia il 17 giugno 1866 e il giorno successivo è a Salò. Poi, il 19, compie un'esplorazione in Valle Sabbia per accertarsi delle posizioni austriache a Ponte Caffaro. E' la preparazione alle ultime impegnative battaglie: il 3 luglio i garibaldini si scontrano con gli austriaci a Monte Suello con esito incerto; il giorno 4 i cacciatori delle Alpi contrattaccano i nemici scesi dal Tonale a Vezza d'Oglio; il 21 Garibaldi vince a Bezzecca. Ma le perdite di quei combattimenti sono gravi: 44 morti e 264 feriti, fra cui a Monte Suello lo stesso Garibaldi.
Il 9 agosto riceve l'ordine di ritirarsi dal Trentino in seguito all'armistizio firmato dall'Italia con l'Austria. Risponde prontamente con un telegramma: «Ho ricevuto il dispaccio n° 1703. Obbedisco».
E quella parola, «Obbedisco», diventa subito un motto che assurge a simbolo della disciplina e della dedizione di Garibaldi al nostro Risorgimento. A.M.



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