giovedì, 17 maggio 2012

I bresciani in guerra

I bresciani in guerra

Caduti in prigionia, ecco le sepolture

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L’interno della baracca di un lager

12/07/2010L'avvertimento è necessario, per evitare equivoci e non suscitare dolorose speranze in tante famiglie che a distanza di 65 anni ancora attendono di conoscere una parola certa sulla sorte di un marito, di un padre, di un fratello.
L'elenco che pubblichiamo in queste pagine indica «soltanto» il luogo di sepoltura di oltre 300 internati militari bresciani (ma anche di qualche prigioniero politico o lavoratore coatto), che dopo l'8 settembre 1943, sbandati e senza ordine, gli stati maggiori smobilitati, il re in fuga, finirono nei campi di prigionia degli ex alleati. Deceduti e poi sepolti nelle fosse dei lager o nei cimiteri dei paesi vicini, poi sul finire degli anni '50 esumati e quelli identificati trasferiti in sei cimiteri italiani d'onore di Austria, Germania e Polonia.

MA SENZA informare, almeno nella gran parte dei casi, le famiglie dell'avvenuto spostamento per cui c'è chi non sa più dove sia sepolto il proprio caro. Austria, Germania e Polonia: sono sei i cimiteri militari d'onore in questi Paesi che conservano i resti dei soldati bresciani. Il merito della stesura di questo elenco appartiene a Roberto Zamboni, un giovane imprenditore veronese che nel 1994 incominciò a cercare notizie di uno zio dichiarato disperso: si sentì così coinvolto che decise di proseguire le ricerche per conoscere le sorti dei tantissimi soldati italiani, circa 700mila, imprigionati dai tedeschi dopo l'8 settembre; così negli anni l'imprenditore veronese ha costituito una impotente raccolta di dati e aperto un interessante sito internet (Dimenticati di Stato; www.robertozamboni.com) di libero acceso.
Zamboni è impegnato a ricostruire gli elenchi dei soldati sepolti nei cimiteri italiani di Germania, Austria e Polonia, grazie ai tabulati messi a disposizione da Onorcaduti, l'organismo del ministero della Difesa che si occupa dei caduti di guerra.
Ed è il ministero della Difesa, spiega ancora Zamboni, l'unico ente al quale le famiglie dovranno rivolgersi se vorranno riportare in patria le salme. Il riferimento è Onorcaduti c/o Ministero della Difesa, via XX Settembre 123/A Roma, telefoni 06/47355138, 0647355135, 0647355137.

LA POSSIBILITÀ del rimpatrio, dice ancora Zamboni, è una recente conquista visto che fino ad una decina di anni fa vigeva il divieto, frutto di una legge del 1951. Ed è proprio grazie all'insistenza dell'imprenditore veronese abile a muoversi nel mondo della politica che quel dispositivo è stato modificato, ponendo rimedio ad un vincolo che non aveva alcuna ragione d'esistere. La normativa del 1951 impediva infatti di consegnare ai congiunti in Italia le salme «definitivamente sistemate a cura del Commissario generale italiano». Sul finire degli anni '50 le autorità italiane decisero di recuperare le salme sepolte nelle zone di prigionia e di riunirle nei cimiteri italiani d'onore, dimenticando in molti casi però di informare le famiglie.
Sul fronte dell'ex Unione Sovietica invece, vent'anni fa, un accordo raggiunto a livello diplomatico diede il via ad una importante operazione di recupero delle salme sepolte nei cimiteri campali della campagna di Russia e in un secondo tempo dei cimiteri dei lager, in quest'ultimo caso portando alla luce i destini di tantissimi soldati dati per dispersi a fine conflitto.
Il lavoro di Zamboni costituisce un altro, importante tassello nella ricostruzione di pagine di storia ricche di eventi che ancora attendono di essere svelati.
Il capitolo degli internati rappresenta certo una delle pagine più cupe della storia italiana, quando non meno di 700mila soldati italiani si trovarono nel settembre '43 in poche ore a passare dalla posizione di alleati a quella di nemici, chiusi nei lager tedeschi, e soltanto una piccola parte accettò di tornare in Italia per vestire la divisa della Repubblica sociale italiana di Salò.



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