Giovanni Bonardi, ieri in aula
23/04/2009
Giovanni Maifredi e l'allora capitano Francesco Delfino sapevano che era in programma un attentato a Brescia, che lo strumento da utilizzare era l'esplosivo e che uno dei potenziali bersagli avrebbe anche potuto essere una scuola materna. A rivelarlo è Giovanni Bonardi, ufficiale in congedo dell'Arma dei Carabinieri (fu militare di complemento) e vice direttore amministrativo all'Idra di Adamo Pasotti dal 1 maggio 1972 alla fine dell'ottobre 1985.
[FIRMA]IN QUEL PERIODO anche Giovanni Maifredi (per i pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni infiltrato nel Mar di Carlo Fumagalli dal capitano Francesco Delfino) è alle dipendenze della stessa azienda con la mansione di vice caposervizio nel ramo dei trasporti.
«Conoscevo Maifredi - ricorda Bonardi -. Faceva parte di un gruppo di simpatizzanti di destra. Lo consideravo come una specie di guarda spalle dell'ingegner Adamo Pasotti, il titolare dell'azienda. Aveva un debole per le armi e si vantava di possederne ma non le portava in fabbrica. Non lo avrei permesso».
Un rapporto puramente professionale lega Bonardi a Maifredi nella quotidianità del lavoro all'Idra. Solo qualche carta da firmare, scambi di veloci battute e accenni ai figli.
Tutto nella norma insomma, almeno fino al dicembre 1973 quando Maifredi si rivolge a Bonardi per una questione un po' «particolare», che esula dai normali discorsi.
«Alcuni amici sono in possesso di materiale esplosivo e vogliono fare un attentato», riferisce con una certa preoccupazione Giovanni Maifredi. Una rivelazione che piomba addosso a Bonardi come un macigno dal peso così insopportabile da portarlo alle lacrime a distanza di trentacinque anni.
«Gli consigliai di allontanarsi da quel giro di amici e di rivolgersi ai carabinieri con prove concrete in mano» ha rivissuto Bonardi.
SUBITO dopo le vacanze di Natale, Maifredi torna nell'ufficio di Bonardi e nemmeno questa volta lo fa per espletare le solite formalità. Anzi, getta benzina sul fuoco. «Questi fanno sul serio, vogliono coinvolgermi e colpire anche scuole materne. Nel tempo di fare denuncia e di avviare le indagini, io ci rimetto la pelle - dice Maifredi -. Lei ha i gradi di tenente, faccia qualcosa».
Un dubbio lacera l'animo di Bonardi che però prende una decisione precisa: contattare i carabinieri. La telefonata al centralino dell'Arma e l'incontro fissato con il comandante, il colonnello Morelli. «Ci sediamo alla sua scrivania e lui chiama al telefono un certo Francesco - ricorda il testimone -. Poco dopo entra un ragazzo molto alto che si presenta come capitano Delfino».
Bonardi racconta tutto ai due ufficiali e organizza l'incontro con Maifredi per il giorno successivo. All'Idra si presentano Delfino e il maresciallo Siddi. «Dopo aver avvertito Maifredi, li lasciai soli a parlare. Io non partecipai alla conversazione».
Nulla si sa dunque delle parole scambiate in una delle salette di attesa dell'Idra, ma dopo qualche settimana Bonardi apprende dalla stampa che in Vallecamonica è avvenuto l'arresto di due ragazzi (Kim Borromeo e Giorgio Spedini) che portavano esplosivo. Delle due macchine inseguite dalla pattuglia del capitano Delfino, solo la seconda viene fermata. La prima invece, un veicolo bianco come quello in possesso di Maifredi, riesce a fuggire. Bonardi perde completamente le tracce dell'ex dipendente dell'Idra, sospettatoo inoltre di aver sottratto denaro all'azienda.
«ALCUNI ANNI FA ho letto il libro "Strage a Brescia, potere a Roma". Tuttora mi domando se io sia stato realmente il tramite della conoscenza tra Maifredi e Delfino o se in realtà i due già si conoscessero e il mio ruolo sia stato da loro strumentalizzato per dare una data certa della loro reciproca conoscenza».