La speranza di una Rai liberata dalla politica
Caro Marco, nella tua vita professionale hai avuto non pochi contatti con la dirigenza Rai. E penso che dovresti far pervenire le tue osservazioni agli attuali vertici, anche se non sono più quelli dei tempi tuoi.Caro Marco, nella tua vita professionale hai avuto non pochi contatti con la dirigenza Rai. E penso che dovresti far pervenire le tue osservazioni agli attuali vertici, anche se non sono più quelli dei tempi tuoi.
Lo scadimento del servizio pubblico televisivo Rai è da tempo oggetto di dibattito. E la ragione è che nessun partito vuol fare un passo indietro nel condizionare nomine e programmi. In tal modo è più che naturale la perdita dell'audience e l'abbandono di personaggi (con conseguenti buone uscite strabilianti) e la scomparsa anche di programmi di successo. Ciò, a maggior ragione, è incomprensibile se si considera l'avanzare di reti e spazi informativi - da Sky a La 7 -, di maggior qualità. Un vero suicidio per la Rai.
Molti si chiedono perché, ad esempio, con la ripresa autunnale non sia tornato in onda il bel programma culturale ed educativo di Raitre «Per un pugno di libri», condotto da Neri Marcorè con la partecipazione del prof. Piero Dorfles, in cui si confrontavano classi di studenti (avevano partecipato anche studenti bresciani) ed era addirittura entrato nella classifica fra i programmi di maggior qualità.
Altri si domandano, caro Marco, perché non sia tornato, in un periodo caldo, addirittura bollente per la politica, l'appuntamento con «Retropalco» (o altro analogo), programma di Rai News condotto da Francesco Cuozzo dedicato al dibattito senza la presenza (finalmente) dei soliti visi noti del Governo e del Parlamento, con la partecipazione, invece, di studiosi, docenti, giornalisti e pure di personaggi insoliti dediti all'astrologia; presenze divertenti e intriganti anche per chi non crede al mondo esoterico.
Il tema è sicuramente complesso, ma una Rai veramente indipendente, che avesse il coraggio di rinnovarsi come autentico servizio pubblico, aiuterebbe molto ad elevare il livello di quanti riflettono meno. Soprattutto ora che ha varato un grande numero di canali molti dei quali, purtroppo - e vedi caso i più interessanti come Rai Storia e Rai 5 -, ancora non arrivano in molte zone del territorio, fra cui il Garda occidentale, dopo l'affannata adozione del digitale terrestre (ma il canone bisogna pagarlo senza sconto!).
Fortunatamente un buon riferimento per le notizie è Rai News, il cui direttore si è giustamente lamentato degli ostacoli che incontra nel mandare in onda servizi tempestivi, com'è avvenuto nel caso della tragedia che ha colpito le Cinque Terre.
Con l'avvento del governo Monti, finalmente, vediamo con minor frequenza i soliti politici in tv. La speranza è che anche in futuro, invece dei privilegiati, siano invitati nei salotti televisivi veri esperti a trattare i molti temi d'interesse comune, da quelli dell'economia a quelli della cultura. A vantaggio dell'informazione.
Una Rai veramente liberata dalla politica riuscirebbe probabilmente anche a risolvere i suoi problemi di bilancio che incidono, naturalmente, sul debito pubblico. E senza aumentare il canone.
Tweet