Una repubblica presidenziale

Egregio direttore, nell'ultimo scorcio del 2011 in Italia è stata introdotta di fatto la Repubblica Presidenziale.
09/01/2012

Egregio direttore, nell'ultimo scorcio del 2011 in Italia è stata introdotta di fatto la Repubblica Presidenziale. Non alla francese né all'americana, come spesso ci siamo sentiti dire negli ultimi anni, bensì… all'italiana. E non poteva essere che così! Infatti, il Presidente in carica, eletto nel 2006 con i soli voti dell'allora maggioranza di centro-sinistra, ha di fatto realizzato una delle più attese riforme istituzionali (tormentone degli ultimi decenni) con il consenso della quasi totalità dei partiti rappresentati in Parlamento.
Non so in quale parte dell'attuale Costituzione, tanto citata e difesa da tutti in ogni circostanza, sia previsto che il Presidente in carica nomini un comune cittadino Senatore a vita e successivamente, nell'arco di pochi giorni, lo incarichi di formare un Governo… "tecnico" (altra espressione quantomeno singolare) sorretto, almeno formalmente, da quasi tutti i partiti di maggioranza ed opposizione. Ma tant'è!
Sono sempre stato convinto che i cambiamenti radicali, nei sistemi stato di qualsiasi natura, potessero realizzarsi esclusivamente attraverso guerre o rivoluzioni ma, qualora nel nostro Paese si concretizzasse un effettivo cambiamento del sistema esistente, dovrò aggiungere il metodo italiano, vale a dire, quello della "temporanea sospensione della democrazia".
E' pur vero che i partiti italiani non sono stati in grado di riformare le istituzioni, nonostante i numerosi quanto inefficaci tentativi degli ultimi trent'anni, ma è altrettanto vero che è proprio la legge fondamentale del nostro Stato che rende praticamente impossibile qualsiasi effettiva riforma, stante l'inesistenza di un vero potere super partes, legittimamente riconosciuto e pertanto autorizzato a farlo. I vari tentativi di riforma escogitati negli anni scorsi hanno prodotto soltanto pateracchi e notevoli danni economici ad uno Stato già sprecone e fallimentare, quando non vanificati da referenda incomprensibili ai più.
L'unica via per cercare di superare lo stallo "istituzionale" che si trascina da circa trent'anni è quello escogitato dal Presidente il quale, dopo numerosi inascoltati appelli al buonsenso di una classe politica allo sbando, ne ha riconosciuto la pericolosità e si è preso carico di porvi rimedio, seppur… reinterpretando con molta fantasia il proprio ruolo di arbitro. Con il tacito consenso del capo del governo in carica, del partito di maggioranza relativa e di opposizione, approfittando della crisi economica mondiale e di quella politica europea, sta cercando di traghettare la idealistica, decrepita ed anacronistica prima repubblica, impantanata in una seconda mai decollata, verso una terza più concreta e realistica.
Il compito è veramente arduo, ma la nostra storia spesso ha dimostrato che siamo capaci di fare miracoli, soprattutto quando abbiamo… le spalle al muro.
Non so se l'attuale governo supererà l'anno in corso ma, mi piace pensare che comunque, alla fine di questa esperienza, qualcosa di buono possa accadere.
Enzo Bertelli
PRESIDENTE ASSOCIAZIONE CULTURALE LIBERTÀ@PROGRESSO




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