Lavoro, riforma ad alto rischio

Caro direttore, dopo la manovra dello scorso dicembre, il governo presieduto dal prof. Mario Monti si accinge a riformare la legislazione in materia di lavoro subordinato.
10/01/2012

Caro direttore, dopo la manovra dello scorso dicembre, il governo presieduto dal prof. Mario Monti si accinge a riformare la legislazione in materia di lavoro subordinato. Stando a quanto trapela, la riforma, che presuppone nella vigente formulazione dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori e in generale nella mancata possibilità di licenziamento da parte delle imprese gravi impedimenti alla crescita economica, si preannuncia come un'ulteriore segmento del percorso verso il modello sociale conservatore-liberista caldeggiato dall'Unione europea.
Elemento focale dell'innovazione dovrebbe dunque essere una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro in cambio, sembra, di migliori ammortizzatori sociali.
Pare che il governo intenda fare propria la proposta (o una sua versione, secondo lo schema della flexsecurity) del prof. Pietro Ichino ed altri esponenti del Partito democratico, la quale prevede per i neo assunti un contratto di lavoro unico con tutela da licenziamenti discriminatori ma con anche licenziabilità per ragioni economiche o organizzative. In caso di rimozione di un dipendente dal posto di lavoro, l'impresa dovrebbe impegnarsi nella predisposizione di corsi di riqualificazione e, in mancanza di ricollocamento, nell'esborso di un indennizzo per un certo periodo di tempo. A detta del proponente prof. Ichino, a riforma avvenuta, le aziende che intenderanno procedere a licenziamenti otterranno guadagni di efficienza, non dovendo mantenere fermi per anni rapporti di lavoro in attesa della scadenza delle procedure di cassa integrazione e di mobilità, nonché in attesa di un'eventuale pronuncia giudiziale invocata in forza del famigerato art. 18. Le imprese, secondo i promotori del progetto di riforma, saranno comunque sufficientemente disincentivate dal disfarsi in modo corrivo di personale ritenuto eccedentario.
Resta da chiedersi per quale motivo, nell'eventualità di crisi o riorganizzazione, un'azienda dovrebbe avere premura di svincolarsi dai rapporti di lavoro in essere. Nella concezione dell'istituto, in fondo, il periodo di cassa integrazione dovrebbe una fase transitoria durante la quale effettuare scelte volte al rilancio dell'attività o al limite attendere una ripresa degli ordinativi.
Azzardo un'ipotesi: constatato purtroppo, salvo eccezioni, il livello attuale della responsabilità d'impresa, ridotta ormai alla ricerca di agevoli rendite (valgano i recenti esempi, anche nel bresciano, di speculazione sulle aree in precedenza di sedime industriale), vi è il rischio di conferire ulteriore impulso alle delocalizzazioni verso paesi nei quali è possibile fare assegnamento su condizioni di generale deregolamentazione nel diritto del lavoro e di regime fiscale profittevole, senza remore riguardo alla destrutturazione del tessuto produttivo nostrano.
Come dire che si crede di poter superare una crisi derivante dalla globalizzazione liberista con ulteriore impulso alla globalizzazione stessa.
Sergio Farris




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