Dieci anni dopo la lira: le promesse e i risultati
Gentile direttore, sono trascorsi ormai dieci anni da quando, il primo gennaio 2002, la plebea lira lasciava il posto al nobile "euro", e in quella circostanza io le scrissi una lettera che dava l'addio alla nostra amata liretta (il primo amore, in fondo, non si scorda mai), e apprezzai la sua risposta, secondo cui proprio la lira non sarebbe scomparsa definitivamente dalle nostre menti, ma ci sarebbe rimasta accanto come un fantasma buono.Gentile direttore, sono trascorsi ormai dieci anni da quando, il primo gennaio 2002, la plebea lira lasciava il posto al nobile "euro", e in quella circostanza io le scrissi una lettera che dava l'addio alla nostra amata liretta (il primo amore, in fondo, non si scorda mai), e apprezzai la sua risposta, secondo cui proprio la lira non sarebbe scomparsa definitivamente dalle nostre menti, ma ci sarebbe rimasta accanto come un fantasma buono. Ora, dopo 10 anni, faccio un confronto e tiro le somme sul mio attuale potere di acqusito e sul mio tenore di vita: i prezzi sono tutti rincarati, non parliamo dei vitali generi alimentari, io mi ritrovo più anziano, più povero e privo di tante piccole possibilità di spesa.
È strana la vita: il Governo Monti la manda in pensione di vecchiaia anticipata, dal primo gennaio 2012, facendola ricoverare nelle casse del fondo di ammortamento dei titoli di Stato, secondo quanto previsto dall'Articolo 26 della "finanziaria" in vigore dal 6 dicembre 2011, consentendole di dare un ultimo salutare guizzo di 2,5 miliardi di euro pronta cassa. Fa tutto parte di un disegno "montiano" di spremere tutti fino all'ultimo: dalla decrepita lira ai pensionandi, a cui è stata allungata la vita lavorativa, costringendoli a tirare la carretta fino ad un periodo tra i 62 e i 70 anni, con meccanismi disincentivanti, come se non fossero stati abbastanza i 41 anni precedenti.
Ritornando al periodo storico, l'introduzione dell'euro avrebbe dovuto dare alla nostra Italia sicurezza ed allineamento agli altri paesi europei, stabilità all'Europa, un'accelerazione al risanamento delle economie, mentre l'iniziale successo euforico della nuova moneta era da considerarsi, allora, preannuncio e sinonimo di stabilità monetaria, di bassi tassi di interesse, di trasparenza dei prezzi di beni e di servizi, di più sana concorrenza e quindi di più ampia facilità di scelta e di maggior libertà di noi consumatori.
Invece ci troviamo a convivere con una forte recessione, con fabbriche che delocalizzano all'estero, con i nostri giovani che non trovano lavoro, con i ricorrenti ed amari aumenti delle imposte, con la proliferazione degli evasori, con i continui ritocchi alle bollette, ai carburanti ed ai trasporti pubblici. Il debito pubblico è arrivato a 1920 miliardi di euro (3.780.000 miliardi di vecchie lire), con lo "Spread" (parola nuova, che non avevo mai sentito, ma che sembra il nome di un veleno per topi) che serpeggia tra i 500 e i 600 punti del massimo storico da Bund tedesco e il rendimento allucinante dei nostri titoli pluriennali con il 7,10%: uno scenario apocalittico ed un livello globale di sfiducia, capaci di produrre il fallimento del sistema finanziario italiano, proprio come è successo o sta succedendo in Grecia.
Queste immagini da brivido però sono ben poca cosa se pensiamo, solo per un istante, a cosa sarebbe accaduto se avessimo avuto ancora la nostra amata lira, nuda, umiliata, indifesa ed esposta inerme agli attacchi della speculazione internazionale, in un momento di estrema difficoltà come l'attuale.
L'economia, quando gira, è come un cane che salta, abbaia e muove la coda, mentre quando è nelle condizioni da paura attuali, è la coda che tenta inutilmente e a fatica di muovere il cane. Cave canem.
Luigi Andoni
MANERBIO
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