La liberalizzazione e gli ordini professionali

Gentile direttore, gli interventi sugli ordinamenti professionali sono stati sanciti dalla manovra di ferragosto (d.l. n. 138/11) e ribaditi dalla legge di stabilità varata a novembre (n. 183/11)
13/01/2012

Gentile direttore, gli interventi sugli ordinamenti professionali sono stati sanciti dalla manovra di ferragosto (d.l. n. 138/11) e ribaditi dalla legge di stabilità varata a novembre (n. 183/11). Il decreto Monti li ha recepiti, con alcune variazioni introdotte dalla Camera. Tali interventi consistono nella fissazione di alcuni principi, come la formazione continua, l'obbligo dei tirocinio e della pattuizione del compenso, l'obbligo di adeguata assicurazione professionale e la libertà di pubblicità. Si prevedono poi appositi consigli di disciplina. Nell'estate 2011 il legislatore si è dunque «accorto» dell'esistenza dell'esame di Stato (previsto, infatti, dall'art. 33 della Costituzione). Nonostante ciò, in questi mesi si è insistito nell'invocare la liberalizzazione degli ordini, come se questi ponessero barriere all'accesso alle professioni; in realtà, gli stessi tutelano la fede pubblica garantendo la qualità del servizio offerto.
L'equivoco continua dagli anni Novanta, quando il governo D'Alema (1998-1999) e lo stato maggiore dei Ds scatenò una vera e propria guerra contro le professioni. Si distinse Pierluigi Bersani fino a quando, quale ministro dello sviluppo economico, fu autore (2006) di provvedimenti sulle professioni, ricordati come la «lenzuolata di luglio».
Gli avvenimenti del 1999 e la posizione del secondo governo Prodi portarono i professionisti a privilegiare indubbiamente il centrodestra; ma a fine giugno 2011, nel corso della prima manovra finanziaria, il ministro Tremonti giocò loro un brutto scherzo attraverso una strampalata ipotesi di liberalizzazione che equiparava le professioni ordinistiche a quelle degli autotrasportatori. Anche Francesco Rutelli si è distinto per il suo «odio» contro le professioni, continuando a bloccare (dal 2006 sino allo scorso settembre) provvedimenti legislativi riguardanti la sanità.
Persino nelle ultime settimane (la cosa sarebbe comica se non dimostrasse un persistente preconcetto) si continua a sproloquiare di liberalizzazioni, mettendo insieme alcune attività economiche con le professioni; ma per queste ultime l'esistenza dell'esame di Stato è una garanzia per il cittadino e l'utente, essendo in gioco rilevanti questioni di salute e sicurezza.
Salvatore Lattarulo
BRESCIA




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