La «chiusura» del Castelmella

Essere, consuetudine di ogni anno, alla funzione di Natale, come dicevano i nostri nonni «a messa alta» e intanto che segui canti, preghiere e omelia ripensi, guardando Gesù Bambino nella culla, quanta gente a questo mondo non è proprio così «buona e vera» come dimostra di facciata.
13/01/2012

Essere, consuetudine di ogni anno, alla funzione di Natale, come dicevano i nostri nonni «a messa alta» e intanto che segui canti, preghiere e omelia ripensi, guardando Gesù Bambino nella culla, quanta gente a questo mondo non è proprio così «buona e vera» come dimostra di facciata. Un bagliore a fianco della stella cometa mi distrae facendo scorrere i ricordi dell'anno appena trascorso di certe persone incontrate sul proprio cammino. E' presto detto. Impegni non ripagati, messi in cattiva luce a favore di interessi personali, per nulla morali dimostrando che ognuno è figlio delle proprie opere.
La gestione chiusa a giugno 2011 nell'aspetto burocratico dell'Asd Castelmella (prontamente rinata in altra veste), non lo è moralmente ed economicamente. I ristretti (di numero) ex gestori che si contano su meno delle dita di una mano, dopo aver fatto e disfatto una società dal grande piglio, immagine e autorevolezza; aver speso e spanso per un anno e cercato di fare idem nel secondo, giunti a metà di questo, le promesse (dichiarate formalmente a parole come verità fino all'ultimo giorno) si sono presto bloccate. A quel punto i collaboratori e i giocatori erano a un bivio: andarsene o rimanere volontari credendo che entro breve tutto si sistemava, donando a vicenda qualcosa di loro stessi offrendo il loro tempo «ai frati di Adro». Taluni hanno preferito la prima scelta, altri la seconda. Col senno di poi i primi han preso la scelta migliore, i secondi perdendo soldi per cinque mesi comunque si sono dimostrati «persone» con la P maiuscola credendo a promesse poi non mantenute e senza ricevere almeno un semplice e gratuito «grazie» finale.
Gli unici sconfitti alla fine sono quei «pochi» con il coltello dalla parte del manico che sono usciti senza più un briciolo di immagine positiva. E con la sorpresa finale di una fuga (che può essere peggiore della prigione) in grande stile: lo «svincolo art. 108» dei migliori 18 giovani calciatori. In tutto ciò nessuno può rimanere indifferente, a maggior ragione quando non lo si capisce e non lo si accetta.
Poco dopo comunque è risorta una nuova alba, il Castelmella 1963, nuovi morale, spirito di abnegazione ed entusiasmo, decine di nuovi giocatori, e con alcuni sponsor che tengono vivo uno dei settori giovanili più in voga nel passato e che sta ritornando tale. Perché non c'è gioia senza dolore, e questa ne è la dimostrazione. Come i cordiali auguri giuntimi nel giorno di Natale da parte degli ex. Senza ritornare risposta perché c'è chi ritiene che tutto si possa comprare ma solo ciò che è in vendita ha un prezzo. Dunque non cambio la mia natura se qualcuno mi fa del male, prendo solo delle precauzioni: dimenticare. Perchè il meglio del passato, sia il peggio del futuro.
Emanuele Archiati
MAIRANO




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