Pgt per una città in espansione

Egregio direttore, le scrivo perché ritengo davvero necessario specificare alcune approssimazioni e per dare conto di alcuni giudizi non condivisibili espressi dal arch. Claudio Buizza, già capogruppo del Partito Democratico nella scorsa consigliatura in Loggia, nella sua lettera pubblicata il 04.01.2012 riguardante il Pgt adottato dal Consiglio Comunale cittadino ed elaborato nella Commissione Consiliare da me presieduta.
17/01/2012

Egregio direttore, le scrivo perché ritengo davvero necessario specificare alcune approssimazioni e per dare conto di alcuni giudizi non condivisibili espressi dal arch. Claudio Buizza, già capogruppo del Partito Democratico nella scorsa consigliatura in Loggia, nella sua lettera pubblicata il 04.01.2012 riguardante il Pgt adottato dal Consiglio Comunale cittadino ed elaborato nella Commissione Consiliare da me presieduta.
In primis vorrei rassicurare l'arch. Buizza che i partiti che compongono la maggioranza di centro destra in Loggia hanno ben chiaro il progetto di città, di civitas, che intendono realizzare.
Questa maggioranza, come più volte ha ricordato l'ass. Paola Vilardi, pensa a una città multifunzione e multiculturale. Una città aperta, concorrenziale e competitiva. Per questo il nuovo PGT si rifà a un modello urbano fisico in grado di riportare Brescia al centro dell'area metropolitana che la circonda, a vantaggio suo e del suo hinterland.
Contrariamente a quello che pensa l'arch. Buizza, per il resto del mondo il fattore dimensione della popolazione è ritornato ad essere uno degli elementi fondamentali per misurare la competitività e lo sviluppo urbano. Per questo in tutto il mondo le città leader stanno praticando politiche di crescita lottando strenuamente contro il decremento demografico.
La decrescita felice di Latouche non ha nulla a che fare con le suggestioni proposte dall'arch. Buizza; peraltro mi corre l'obbligo di precisare che questo modo di intendere la programmazione urbanistica è stato ormai abbandonato dai più. Si pensi alla sola Parigi, per rimanere in Francia, dove la diatriba è se crescere amministrativamente, come promosso da Sarkozy, e quindi portare la città a inglobare anche dal punto di vista amministrativo le aree contermini, sino a raggiungere la soglia di 6,5 milioni di abitanti (oggi Parigi ne conta solo 2 milioni), oppure svilupparsi attraverso una grande rete, anche viabilistica come vorrebbe il sindaco della città, Delanoël, che immagina una crescita sul modello degli accordi. Uno strumento di legame condiviso e sinergico con le diverse piccole municipalità confinanti. Una politica che si potrebbe definire transcittadina.
Entrambe le politiche immaginate per Parigi comunque convergono su un unico terreno dove il mercato del lavoro deve poter crescere e seguire i nuovi processi di sviluppo, il mercato immobiliare che deve divenire più strutturato, va ricercata la crescita delle funzioni e la capacità attrattiva della città. La chiave della programmazione urbanistica oggi si trova nei fattori di localizzazione strategici, serve la competitività.
Per questo Parigi sia a livello statale che municipale sta pensando di triplicare il numero dei suoi abitanti. Una competitività che per la capitale francese deve vincere le rivalità di Londra e Berlino.
Tornando a Brescia il progetto chiaro è quello di ampliare il centro storico, portarlo al di fuori delle mura venete e rilanciare i diversi quartieri della città sino alle periferie, in un sistema che porterà una notevole valorizzazione e riqualificazione anche in termini di appeal delle diverse aree della città. Quartieri che potrebbero riscoprire la propria identità e vedere rinascere i servizi e le funzioni, quasi ci fosse un nuovo spin off.
Rispetto alla questione ambientale il piano ha già un'impronta ecologica preesistente che va verso un processo di densificazione che non è soltanto una risposta alle esigenze di concentrazione della popolazione e della domanda intera della città (penso ad esempio alla gestione dei trasporti collettivi), ma guarda ad una programmazione capace nel lungo periodo di cambiare il trend negativo assunto dai maggior indici di inquinamento e degrado ambientale.
Da ultimo il sociale. La diversificazione del piano abitativo risponde all'esigenza di limitare la lievitazione dei costi delle aree. Se come qualcuno dice si costruisce in verticale, su molti piani, il costo delle aree evidentemente sarà molto maggiore. Un problema, questo, per chi intende effettuare politiche di housing sociale e quindi prevedere interventi di edilizia convenzionata o a canone sociale.
Vi sarebbero ancora mille declinazioni per spiegare il nuovo documento di programmazione urbanistica, ma non voglio sottrarre troppo spazio.
Da ultimo però in estrema sintesi va ricordato che il PGT sarà un piano per una città in espansione, in crescita non solo demografica, ma anche di servizi e di funzioni. Una città concorrenziale, appetibile, strutturata, rivolta al mercato del lavoro ed in grado di migliorare i suoi standard abitativi, a partire dalla sostenibilità ambientale e dal verde.
Marco Toma
PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE URBANISTICA E VIABILITÀ DEL COMUNE DI BRESCIA




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