Immigrati e diritti

Egregio direttore, le scrivo perché vorrei esprimere qualche pacata riflessione suscitata dalla lettera del segretario della Camera del lavoro di Brescia, signor Luciano Pedrazzani, che ho letto con attenzione.
23/01/2012

Egregio direttore, le scrivo perché vorrei esprimere qualche pacata riflessione suscitata dalla lettera del segretario della Camera del lavoro di Brescia, signor Luciano Pedrazzani, che ho letto con attenzione.
Come componente della Commissione servizi sociali, ho avuto modo più volte di confrontarmi con il sindaco Paroli e con altri membri della giunta cittadina sul tema dell' immigrazione, delle nuove povertà e del welfare cittadino.
Per volontà di quest'amministrazione le politiche di assistenza ai bisogni sociali vecchi e nuovi (senza distinzione tra immigrati, residenti o solo di passaggio) sono molteplici e rivolte a chi è nella reale necessità di usufruirne, indipendentemente da altri fattori.
A queste politiche si aggiungono le diverse azioni che mirano ad un'efficace integrazione, penso ai corsi di italiano per i genitori stranieri che hanno i figli iscritti nelle scuole cittadine, ad attività di orientamento previste nel piano di zona unitamente ai tanti servizi rivolti alle famiglie che hanno deciso di vivere a Brescia pur provenendo da paesi lontani.
Questi impegni più specifici non precludono ovviamente a nessuno i diversi servizi promossi dall'assessorato alla persona e alla famiglia che più in generale servono l'intera collettività. Credo che interpretare il pensiero del sindaco e della maggioranza che lo rappresenta con il termine «differenzialismo», sia poco opportuno e ingiusto perché rivolto a chi con coraggio si preoccupa delle esigenze di tutti i cittadini, comprende che le diversità esistono e che per questo vanno stemperate e riallineate in base alle esigenze di ciascuno, partendo proprio da chi ha meno, siano questi immigrati, senza tetto o anziani con redditi ormai al di sotto della soglia di povertà. Comprenderne le differenze, osservarne le diverse problematiche e analizzarne le cause, significa guardare all'interno di ogni forma di disagio, cercare il giusto correttivo e il modo migliore per sostenere le persone nel proprio bisogno.
Un modo di pensare al welfare sociale che è certamente nelle corde della nostra Costituzione e che è profondamente radicato e rispettato. Per tornare a quanto espresso nella lettera del signor Pedrazzani, vorrei provare a proporre ai lettori della sua testata l'opinione che il sindaco più volte mi ha espresso riguardo all'integrazione e alla cittadinanza. L'integrazione è un aspetto complesso e di grande valore sociale di ogni comunità e come tale va costruita attraverso l'accoglienza, ma anche la volontà di condividerla. Chi, provenendo da altre parti del mondo, vuole vivere ed essere parte integrante di questa comunità fa una scelta coraggiosa, che ci onora e ci arricchisce di risorse, lavoro e multiculturalità. Tuttavia questa scelta necessita della volontà di aderire al nostro sistema sociale, alla nostra collettività, con le sue dinamiche e le sue scelte culturali. Questo credo significhi cittadinanza, in un'accezione non solo giuridica, ma valoriale basata su diritti e doveri che valgono per tutti, senza distinzioni di provenienza geografica.
Infine, se per rispondere ai bisogni che molteplici si manifestano agli sportelli dei servizi sociali è necessario comprendere le diversità dei problemi, allora in questo senso sì che il sindaco Paroli è «differenzialista». Se la cittadinanza rappresenta un insieme di valori sociali, culturali e democratici condivisi, se è ciò che ci rende fieramente italiani, questa non può essere relegata ad un «diritto a prescindere», ma si tratta piuttosto di un percorso, di un grande risultato che ha alle sue spalle appunto diritti e doveri, indifferentemente per chi già la possiede e per chi desidera ottenerla.
Concludendo, desidero sottolineare quanto in un momento storico così difficile per tutti, ma soprattutto per le fasce sociali più fragili, per una crisi globale che genera incertezza, sia necessario nel rispetto più assoluto delle diversità politiche ed ideologiche stemperare l'asprezza dei toni e mantenere un dibattito, anche acceso, centrato sulla persona, sulla famiglia e sui suoi bisogni per declinare le migliori risposte possibli e la loro priorità in un sistema che, purtroppo, funziona a risorse limitate.
Giovanni Aliprandi
PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE SERVIZI SOCIALI DEL COMUNE DI BRESCIA




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