Un ricordo di Tremaglia
Gentile direttore, vorrei ricordare la figura politica dell'avvocato e onorevole Mirko Tremaglia, ex ministro per gli Italiani nel mondo, padre nobile della destra italiana, deceduto il 30 dicembre nella sua Bergamo, all'età di 85 anni.Gentile direttore, vorrei ricordare la figura politica dell'avvocato e onorevole Mirko Tremaglia, ex ministro per gli Italiani nel mondo, padre nobile della destra italiana, deceduto il 30 dicembre nella sua Bergamo, all'età di 85 anni. Una vita dedicata e profusa per la «politica», dalla Rsi a ministro per gli Italiani nel mondo con il governo Berlusconi. Fu deputato per quasi 40 anni, per 11 legislature consecutive.
Nell'archivio della mia memoria riappare la prima volta che lo vidi, il 30 agosto 1957 (avevo 17 anni), davanti al cimitero di S. Cassiano a Predappio (Forlì). Ero in compagnia di un caro famigliare e di amici, ricordo che c'era un reparto di carabinieri a presidiare l'ingresso del luogo consacrato, al fine di tenere lontani i curiosi e i fedeli all'idea. Arrivò una imponente auto nera che varcò il cancello del cimitero, con a bordo alcuni funzionari del Ministero dell'Interno. Portavano una piccola cassa in cui erano custoditi i resti mortali del cav. Benito Mussolini. Il mio caro famigliare era stato un combattente della Repubblica sociale italiana (non di Salò, come tanti scrivono in senso dispregiativo). L'on. Mirko Tremaglia era presente, con altri combattenti, per dare l'ultimo saluto e per fare l'ultima «guardia d'onore» al duce. Trascorsero diversi anni da quell'evento storico. La mia formazione politica si consolidò a fianco di quei combattenti che avevano aderito all'allora Msi. Nel 1970 ebbi l'onore di conoscere personalmente l'on. Tremaglia ad un convegno di partito organizzato dalla Federazione provinciale del Msi di Brescia. Da allora la nostra conoscenza si consolidò in una leale, profonda amicizia. Negli anni difficili della destra, in particolare della destra bresciana, Tremaglia fu una presenza di riferimento umana e politica molto importante, sia come capolista della circoscrizione Brescia-Bergamo, sia per i suoi innumerevoli comizi, sia per la sua costante partecipazione alle iniziative e alle manifestazioni politiche, soprattutto alle feste tricolori che si svolgevano sul territorio bresciano, specialmente a Montichiari.
Nel 1972, quando per la prima volta entrò a far parte del Parlamento della nostra Repubblica, le sue battaglie furono infinite: proposta di legge per il riconoscimento dello status di combattenti per i soldati della Rsi, poichè fortemente discriminati, e desiderosi di parità (non ancora concessa dopo 65 anni dalla fine della guerra); proposta di legge, divenuta esecutiva dopo tanta fatica e tanto impegno, che ha permesso l'esercizio del diritto al voto dei nostri connazionali all'estero; forte battaglia in Parlamento contro la partitocrazia, denuncia di lottizzazioni dei partiti che formavano l'arco costituzionale, richiesta di inchiesta sulla P2; molteplici interventi per l'assegnazione di un assegno mensile alle casalinghe, ai mutilati e invalidi di guerra; interventi per lo sviluppo dell'aeroporto di Orio al Serio, per lo sviluppo dell'occupazione giovanile, in difesa dei cacciatori, sulla situazione sanitaria nazionale.
Soleva dire a noi militanti che il Msi era nato per ricomporre il tessuto sociale del Paese lacerato dalla guerra, stigmatizzava il patrimonio culturale del partito: protesta-proposta-confronto; ripercorreva quasi sempre il ruolo determinante che il partito aveva giocato in quegli anni, il contributo di spessore alle elezioni di Gronchi e di Segni al Quirinale; ricordava la stagione della costituente per la libertà, la vocazione europeista, ci induceva a vivere la politica con passione e dedizione nei confronti della Nazione. Fu almirantiano e finiano. Ci incontrammo per l'ultima volta a Milano, nel marzo 2010, per la costituente di Futuro e libertà per l'Italia (Fli), ci abbracciammo, pensando ai tantissimi momenti condivisi nella fede ai nostri ideali.
Concludendo, riporto fedelmente quanto il sacerdote ha letto nell'omelia durante il funerale, ovvero il testamento spirituale lasciatogli dal figlio Marzio, assessore regionale alla cultura di Milano, scomparso nel 2000, a soli 44 anni. Tremaglia ne faceva un assunto al termine di ogni sua conferenza: «Credo nei valori del radicamento della identità e della libertà, nei valori che nascono dalla tutela della dignità personale. Sono convinto che la vita non può ridursi allo scambio, alla produzione o al mercato, ma necessita di dimensioni più alte e diverse. Penso che l'apertura al sacro e al bello non siano solo problemi individuali. Credo in una dimensione etica della vita che si riassume nel senso dell'onore, nel rispetto fondamentale verso se stessi, nel rifiuto del compromesso sistematico, e nella certezza che esistono beni superiori alla vita e alla libertà per i quali a volte è giusto sacrificare vita e libertà».
Gianni Motto
MONTICHIARI
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