Caro papà, come ti hanno trattato...

Caro papà, sei sempre stato una roccia, uno di quegli uomini di una volta, che non temono il sacrificio, che si buttano nel lavoro con tutte le loro forze, senza risparmiarsi, senza ripensamenti
24/01/2012

Caro papà, sei sempre stato una roccia, uno di quegli uomini di una volta, che non temono il sacrificio, che si buttano nel lavoro con tutte le loro forze, senza risparmiarsi, senza ripensamenti. Aiutare gli altri, rallegrarli con il tuo modo di fare e con la tua amata fisarmonica, dedicarti al servizio in vari modi, prenderti cura di tua moglie, delle tue bambine (come tu ci amavi definire, anche se bambine non lo siamo più da tempo), consigliare i tuoi amati nipoti, erano i cardini della tua vita, così piena di soddisfazioni e così completa, nonostante la tua età già un po' avanzata.
Quando sei mesi fa hai cominciato a sentirti poco bene, e noi a preoccuparci, non avremmo mai pensato che nel giro di pochi mesi te ne saresti andato e avresti provato sulla tua pelle certe amarezze.
Ci viene da ringraziare quei medici che dopo due giorni (tu che non avevi mai visto un ospedale in tutta la tua vita) ti hanno sparato in faccia diagnosi non ancora sicure, ringrazio la loro fretta di informarti con termini così poco capibili riguardo la loro decisione, senza valutare nulla, nè la tua persona, nè il tuo modo di essere, nè noi parenti. Grazie ancora al medico che ti ha illuso programmandoti un intervento chirurgico a 90 giorni di distanza dalla diagnosi, già peraltro poco confortante. Grazie per confusione destata in te, per averti dato la certezza di non essere seguito da nessuno se non dalla mancanza di umanità ed etica professionale.
Ora siamo qui, a ricordare i tuoi ultimi giorni terreni, col tuo respiro faticoso, i tuoi occhi alla ricerca di un perchè e i nostri, pieni di lacrime, che si domandavano il senso di tutto questo, se qualcosa o qualcuno avrebbe potuto (o avrebbe dovuto) accompagnarti verso il tuo destino.
Ci hai lasciato ormai, siamo certe che la fede che ti ha sempre sorretto e che ci hai insegnato, ti aprirà nuovi orizzonti, migliori di quelli attuali, con la speranza che il trattamento a te riservato rimanga un caso isolato e non ripetibile ad altre persone.
A noi rimane comunque il dolore sordo di qualcosa che poteva andare diversamente e il ricordo dei tuoi tre trilli che annunciavano a casa il tuo arrivo, così come il tuo mazzolino di fiori di campo, che ogni giorno ci portavi.
Con tanto bene,
Le tue figlie «Ringo e Minilì»




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