Quella legge sulle dimissioni

Egregio direttore, nell'articolo «Mamme, lavoro e dimissioni» del 20 gennaio, si sottolinea l'indignazione di Anna Maria Gandolfi (consigliera di parità provinciale e se non ricordo male anche consigliera di amministrazione della Fondazione bresciana iniziative sociali con gettone di 500 euro a seduta)
24/01/2012

Egregio direttore, nell'articolo «Mamme, lavoro e dimissioni» del 20 gennaio, si sottolinea l'indignazione di Anna Maria Gandolfi (consigliera di parità provinciale e se non ricordo male anche consigliera di amministrazione della Fondazione bresciana iniziative sociali con gettone di 500 euro a seduta) a proposito delle dimissioni in bianco firmate da molte donne all'atto della loro assunzione. Volevo ricordare alla consigliera Gandolfi che il «vituperato» governo Prodi aveva varato una legge (la 188 del 17 ottobre 2007) formata da un solo semplice articolo che prevedeva la possibilità di dimissioni volontarie solo con la compilazione di un modulo identificato da un codice numerico progressivo e valido non oltre 15 giorni dalla data di emissione.
Naturalmente il nuovo governo Berlusconi ed il ministro Sacconi provvidero immediatamente a cancellare quella norma di civiltà e di tutela della dignità delle donne e dei lavoratori. La consigliera Gandolfi, che se non vado errato fa riferimento proprio a quella area politica, dovrebbe forse «tuonare» di più con i suoi referenti politici e «culturali».
Ivano Baldi




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