La Lega e il bluff dell'opposizione

Gentile direttore, leggo con stupore la lettera del segretario cittadino della Lega Nord di Brescia, Matteo Rinaldi, da voi pubblicata domenica 15 gennaio, dal titolo perentorio «Perché la Lega dice no a Monti», in cui lo scrivente esprime, da convinto sostenitore, la scelta della Lega Nord di andare all'opposizione parlamentare.
24/01/2012

Gentile direttore, leggo con stupore la lettera del segretario cittadino della Lega Nord di Brescia, Matteo Rinaldi, da voi pubblicata domenica 15 gennaio, dal titolo perentorio «Perché la Lega dice no a Monti», in cui lo scrivente esprime, da convinto sostenitore, la scelta della Lega Nord di andare all'opposizione parlamentare.
Fin qui, niente da dire, perchè ognuno è libero e padrone di decidere la propria posizione politica, ma a questo punto mi preme sottolineare al segretario leghista che quella sua stessa Lega ha governato a braccetto di Berlusconi per 8 anni degli ultimi dieci, avallando e sostenendo spudoratamente tutte le scelte discutibili di cui i governi Berlusconi sono stati capaci, senza sapere né riconoscere né affrontare la grave crisi galoppante. Ed allora voglio ricordare agli smemorati ed ai distratti come il signor Rinaldi, che proprio quei governi Pdl-Lega hanno prima proposto e poi attuato leggi ad personam per il «principe» e politiche liberiste per il solo e completo appoggio alle classi privilegiate del paese, con buona pace della Lega di Lotta.
Chi non ricorda l'inossidabile populismo del Carroccio quando inscenò, al momento della dichiarazione di voto all'ultima manovra, uno spettacolo pietoso con una deputata «travestita» da operaia, dimenticando quando il loro governo aveva seminato e gettato le basi di una cultura individualista, tollerante della più sfacciata illegalità, scordando il pieno appoggio dato al ministro Sacconi contro il mondo del lavoro e delle rappresentanze sindacali, per cui la CGIL era ed è rimasta l'unico baluardo a difesa dei diritti e degli interessi di milioni di lavoratori dipendenti?
La strumentalizzazione dei lavoratori da parte della Lega è stata vergognosa, proprio per aver votato in questi anni provvedimenti contro le donne, come l'innalzamento a sessantacinque anni dell'età pensionabile nel pubblico impiego, la cancellazione della legge sulle dimissioni in bianco, la riduzione del part-time, l'innalzamento a quarantuno anni dell'età pensionabile e l'azzeramento dei fondi per le politiche sociali.
La Lega di governo, per di più, ha contribuito a cancellare i valori fondanti della democrazia, della tolleranza e della convivenza, facendo approvare la legge elettorale dei «nominati», appoggiando il più selvaggio liberalismo e approvando scelte scellerate sui temi previdenziali, altro che opposizione dura per le pensioni padane!
Ma in questo campo, in fondo, nulla è mutato, perché prima il governo Berlusconi ed ora il governo Monti continuano a «darci da bere» come sia necessario adeguare gli anni di lavoro all'aspettativa di vita, perché secondo loro in Europa si fa così, mentre i verdi padani fanno i rivoluzionari a singhiozzo, prima con lo sprezzante Sacconi, ora scatenati contro la Fornero. Io, personalmente, penso che non si sia allungata la vita, bensì si sia allungata da una brutta vecchiaia per i ceti meno abbienti, poco garantiti da una sanità che è destinata a diventare sempre meno pubblica, in presenza di malattie, per la cui si pagano fior di quattrini e ticket di tutti i tipi.
E di tutto questo bisogna ringraziare anche la Lega, che con Formigoni sta governando la nostra Regione, e con lui sta privilegiando le cliniche private, più o meno collegate agli onnipresenti ordini religiosi. La candida Lega quotidianamente critica le scelte del governo Monti, innescando in ogni momento la miccia dell'abusato stratagemma dell'insinuare la paura tra i cittadini, stavolta non nei confronti dei terroni o dell'extracomunitario di turno, ma puntando diritto al parallelismo della nostra situazione con quella greca, mettendone in risalto i drammatici riverberi sociali. Anche qui ci si scorda che con la Lega al governo si è amplificata la distanza tra chi produce la ricchezza e chi specula sui movimenti finanziari, aumentando le disuguaglianze, allargando la forbice tra i ricchi e chi è al di sotto della soglia di povertà, in presenza anche di una disoccupazione giovanile mai così elevata e dalle cifre così allarmanti.
La crisi sarà anche europea, però il governo Bossi-Berlusconi è stato incapace, fin dall'inizio, prima, di riconoscere, e poi di affrontare, la crisi finanziaria: ha perso credibilità a livello europeo e nella politica internazionale, è stato delegittimato, non dalla pur sufficiente opposizione parlamentare, bensì dai mercati, dalle speculazioni finanziarie, dalla BCE, dai partner europei e perfino dalla finanza e dal capitale. È mai possibile che si dimentichi chi ha governato negli ultimi anni, con i ristoranti pieni e gli italiani benestanti, mentre tutti stavano invece ad un passo dal precipizio? In definitiva, con l'ideologia leghista al governo del Paese si può anche essere ottimi sindaci di Verona e perfino di Varese, ma non si riesce a governare l'Italia, tanto più ora, cercando di rifarsi una verginità con il bluff dell'opposizione dura, vincendo la medaglia d'oro nelle olimpiadi dell'ipocrisia.
Luigi Andoni
MANERBIO




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