Quando si parla di farmacie e farmacisti
Sono un giovane farmacista, da poco laureato. Nel corso degli studi non mi è mai stato prefigurato di entrare a far parte di una casta, che sembra essere tra le cause del nostro declino e della crisi del nostro paeseSono un giovane farmacista, da poco laureato. Nel corso degli studi non mi è mai stato prefigurato di entrare a far parte di una casta, che sembra essere tra le cause del nostro declino e della crisi del nostro paese. Bensì mi è stato più volte detto che sarei diventato un anello importante nel sistema sanitario nazionale dove l'aspetto della missione e dell'etica professionale avrebbe dovuto sempre prevalere sull'aspetto commerciale. Oggi leggo che le farmacie e quindi i farmacisti sono additati alla pubblica opinione come casta protetta che vive soprattutto di rendite di posizione e di privilegi senza contribuire alla realizzazione del bene comune.
Il farmacista come il sottoscritto e tanti colleghi è invece, una persona costantemente presente sul territorio, giorno e notte, natale e capodanno, pronto nel dare informazioni sanitarie, collaborare con Asl locali, effettuare raccolta dei campioni per screening, prenotazioni cup, autoanalisi e quant'altro. In altre parole è una componente fondamentale del sistema sanitario sul territorio, rispetto al quale tra l'altro interpreta e aggrega anche la fiducia delle persone e della popolazione che a lui si rivolgono. Esso conosce i suoi utenti e la sua indipendenza e professionalità sulla quale investe costantemente fa sì che possa consigliare al meglio le persone che a lui si rivolgono.
La componente di affiancamento e vicinanza all'utente è parte fondamentale della sua attività ed ha come riferimento principale non tanto l'aspetto commerciale, quanto soprattutto l'aspetto di servizio e di sostegno del benessere del cittadino.
Ecco perché da giovane farmacista, che crede fermamente nel ruolo attivo ed etico di tale professione, mi oppongo all'immagine che oggi si tenta di dare di una figura esclusivamente concentrata sugli aspetti commerciali e arroccata nella difesa dei propri privilegi trascurando completamente il ruolo fondamentale che esercita nella società. Siamo certi tra l'altro che aumentare il numero delle farmacie significhi davvero ottenere un risparmio sulla spesa sanitaria e un vantaggio da parte del consumatore? Forse non sono altre le azioni da fare per ridurre i costi e rendere più efficace la macchina della sanità italiana? Ciò non vuol dire che il farmacista non debba operare in un mercato concorrenziale, anzi tutt'altro. Tuttavia vorrei sottolineare che affrontare il tema farmacia e distribuzione del farmaco come si trattasse di un qualsiasi prodotto da supermercato significa non capire che l'elemento distintivo della farmacia e del farmacista rispetto all'operatore di una qualsiasi struttura distributiva assimilata è il rapporto fiduciario e di vicinanza che si instaura proprio tra il farmacista e i suoi utenti e nessun supermercato o punti vendita ipotetici potranno mai sostituire questo valore aggiunto.
Pensiamo inoltre che le eventuali strutture distributive che si vorrebbe affiancare o peggio ancora sostituire alle farmacie si distribuiscano sul territorio con una logica di servizio in modo capillare presso i piccoli centri o lontano dalle città a discapito di una scelta basata meramente sulla convenienza economica?
Queste sono le considerazioni che vorrei fossero tenute presenti quando si parla delle farmacie e di farmacisti.
Dott. Giovanni Prandi
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