Tra «Concordia» e neve chimica

Dalla Costa Concordia alla neve chimica, sono molte le notizie che si possono collegare fra loro, costringendo a riflettere su un mondo che per tanti motivi appare inadeguato all'intelligenza ed alla ricchezza culturale degli uomini e delle donne di questo tempo.
25/01/2012

Dalla Costa Concordia alla neve chimica, sono molte le notizie che si possono collegare fra loro, costringendo a riflettere su un mondo che per tanti motivi appare inadeguato all'intelligenza ed alla ricchezza culturale degli uomini e delle donne di questo tempo.
Della nave si fa presto a dire: è un problema non di codardia (o almeno non principalmente) ma di logica del profitto. Profitto per il quale si mettono in pericolo cinquemila persone, profitto nel non denunciare subito l'incidente. Della neve chimica si può dire soltanto che doveva accadere nella perenne marmellata d'inquinamento che avvolge tutta la pianura padana, e buona parte dell'Europa. Le grandi navi a Venezia sono emblematiche, navi da 300 metri dentro la fragilità della città storica, e turisti che scendono a terra a migliaia per non portare nulla all'economia locale, tranne forse pipì e rifiuti.
Il nodo ecologico si avvolge in modo inestricabile al nodo economico: si scoprono tante scelte nemiche dell'ambiente nascoste di qua e di là nelle varie leggi. Si chiama scarsa lungimiranza, disattenzione per un interesse generale misurato nel lungo periodo. Eppure, le scelte ecologiche potrebbero essere parte di una politica keynesiana di sostegno allo sviluppo, capace di valorizzare i beni comuni, come l'acqua, la salute, la scuola, la cultura, il patrimonio culturale ed archeologico. Mezzi pubblici più efficienti e città chiuse alle auto; produzione di energia da fonti rinnovabili e non da combustibili fossili o nucleare; trasporti su ferrovia o acqua, invece che su gomma; riduzione delle emissione in atmosfera, come previsto dal protocollo di Kioto; difesa del territorio dalle alluvioni, a cominciare dalla tutela dei fiumi e dei territori montani.
Non serve essere di sinistra o di destra, basta essere lungimiranti per capire da che parte è meglio andare.
Lorenzo Picunio




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