Pellegrinaggio nell'orrore

Gentile direttore, è il Giorno della memoria. Non si può dimenticare questo giorno. Ho visitato la Polonia, è stato un pellegrinaggio: Cracovia, Auschwitz, Birkenau. Dal 1942 Auschwitz diventa luogo del più feroce genocidio di massa che si conosca nella storia dell'umanità.
27/01/2012

Gentile direttore, è il Giorno della memoria. Non si può dimenticare questo giorno. Ho visitato la Polonia, è stato un pellegrinaggio: Cracovia, Auschwitz, Birkenau. Dal 1942 Auschwitz diventa luogo del più feroce genocidio di massa che si conosca nella storia dell'umanità.
La guida spiega che i bloki sono le baracche, la scritta "Il lavoro rende liberi" è definita dai prigionieri "portone della morte". I bloki diventano musei dove sono esposti gli oggetti appartenuti agli ebrei e tolti loro al momento dell'ingresso nel campo. Ci sono stanze colme di occhiali, di scarpe. Vedo spuntare una scarpetta rosa, il mio cuore si stringe in un immenso dolore; teche colme di capelli, tessuti fatti con i capelli, apparecchi ortopedici per bambini, ascolto e guardo le scatole vuote del gas Zyklon B, le valigie con nomi quali Ines, Isaac, Rebecca... Migliaia di fotografie, la Tora, la Bibbia... Vediamo la camera a gas delle donne: le facevano spogliare. Mi sembra di vederle piegare con cura gli abiti che avrebbero dovuto indossare all'uscita dalla doccia. Le donne, pudiche nella loro nudità, si coprono, sciolgono i capelli, un sorriso, l'ultimo prima della morte.
Ma come facevano a raccogliere tutti quei corpi ammassati? Ho sentito la testimonianza di un superstite di Iseo, allora aveva 16 anni e come ogni giorno lavorava nei campi. Quel giorno la Gestapo lo vide e fu deportato ad Auschwitz.
Per via della sua giovane età gli fecero fare il giardiniere. In una parte del lager c'era un giardino con molti fiori: tutto doveva apparire bello per chi entrava dalla porta che immetteva al massacro. Ma poi gli fecero fare il raccoglitore di morti, quei corpi nudi li prendeva per la testa con grandi tenaglie e li trasportava sui carrelli che andavano direttamente ai forni crematori.
Prima di mettere i corpi nei forni, c'era chi si occupava di togliere tutto quello che avevano di prezioso in bocca, tagliava i capelli (dopo essere stati disinfettati diventavano tessuti). Ho visto lampade costruite con la pelle degli ebrei. Vicino alle camere a gas c'erano i forni crematori. Secondo i calcoli delle autorità naziste vi si potevano bruciare 340 corpi in 24 ore. Quando nel 1943 Auschwitz si fermò costruirono a Birkenau forni crematori più capaci che potevano bruciare 4.576 corpi al giorno. E la cenere dove la portavano? Dietro ai forni costruirono un lago artificiale.
Cose terribili ho visto, cose inimmaginabili. A Birkenau c'era un paese che venne distrutto per costruire il campo con baracche di legno per alloggiare cavalli, ma i treni che arrivavano ogni giorno portavano ebrei. In ogni branda giacevano cinque persone, in mezzo c'erano le stufe e vicino c'era un'altra baracca con le latrine: due lunghe file di assi con buchi, dove l'aria gelida filtrava da molte fessure. Il campo ospitava sempre 100mila deportati e ne venivano bruciati ogni giorno 4.567.
Ascolto la guida che dice che nelle baracche echeggiavano i gemiti dei moribondi, si sentiva puzza di sudore, di escrementi, c'erano i pidocchi, il freddo (30 gradi sottozero). Sono salita su una torretta e ho visto tanti camini, tante baracche, il bosco di betulle dove ancora oggi si trovano ossa e cenere delle vittime. Un milione cinquecentomila bambini furono cremati a Birkenau.
"I miei occhi là, fissi su quei mostri spinati ad offendere l'aria che in essi passavano. E un mattino quell'aria si fece fumo e in quel fumo vidi mio figlio disperso nel vento. Solo cenere noi fummo per il barbaro pensiero..." recita una poesia trovata in un campo.
A Cracovia, l'Ulika Szeroka è il cuore del quartiere ebraico, dove ci sono la sinagoga e il cimitero. Una piazza circondata da palazzi vuoti, finestre accostate senza tendine, un silenzio assordante, anche la fontana è muta, una vecchia fontana è lì a testimoniare il vivere quotidiano. C'erano le botteghe del sarto, del ciabattino, del barbiere, del fabbro, del panettiere. Non era un ghetto ma un quartiere di giovani coppie, di bambini, di uomini, donne. Un giorno le SS entrarono in quei palazzi, lasciarono solo gli ammalati e gli altri li caricarono sui camion con destinazione senza ritorno. Portarono con sè documenti regolarmente bruciati dai nazisti. Attualmente le case sono ancora vuote perchè i parenti non hanno i documenti per entrare. Gli ammalati morirono in solitudine.
È stata una testimonianza terribile. Non riesco a crederci ma è tutto vero.
Molte sono le testimonianze che ho ascoltato. Quando gli ebrei scendevano dal treno e entravano nel campo c'era l'orchestrina che suonava, la musica accompagnava i detenuti al lavoro e alla morte. Due chilometri di filo spinato cingevano il campo di Auschwitz, tanti prigionieri si sono gettati contro per suicidarsi non potendo sopportare il terrore delle esecuzioni naziste. Ventimila prigionieri vennero uccisi con un colpo di pistola alla nuca.
La memoria serve per non dimenticare la Shoah, il martirio. Olocausto significa sacrificio. I 6 milioni di ebrei non si sono sacrificati, sono stati martirizzati.
Alba Pioletti




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