Dovere della memoria e tentazioni del presente
Ancora i giorni della memoria, del ricordo della Shoah, dell'immenso dolore e della tremenda vergogna per l'occidente cristiano.Ancora i giorni della memoria, del ricordo della Shoah, dell'immenso dolore e della tremenda vergogna per l'occidente cristiano.
Abbiamo appena smontato il presepio, riposte le statuine e dimenticato il messaggio dell'amore universale. Il presepio, che oggi sembra parlare soltanto ai bambini e ai nonni pieni di nostalgie. I bambini e i vecchi, le prime vittime dello sterminio nazista, perché improduttivi.
A chi tocca mantenere viva la memora dell'olocausto? Io penso che tocchi al mondo intero, a ciascuno di noi, e non soltanto il 27 gennaio.
È un dovere conoscere l'aberrazione del razzismo nazifascista, l'orrore della guerra, perché le notizie che ci raccontano il presente, parlano ancora di violenza, di terrore, di guerre: Africa, Iraq, Afghanistan... forse Iran?
I potenti che si contendono le ricchezze e il governo della terra, che fanno mercato delle armi nei paesi dei poveri, non sono cambiati: spendono miliardi per arsenali, corpi e mezzi militari, per ricerche micidiali.
Non dichiarano guerre, che affermano di ripudiare, intervengono per missioni di pace, per la sicurezza, per la democrazia.
Operazioni intelligenti, straordinarie, missili aerei senza piloti bombardano distruggono regioni, uccidono innocenti.
Sono soltanto «danni collaterali», vocabolario rinnovato che vuole assolvere, ma si tratta sempre di violenza, di regressione umana. È il ritorno alla ferocia che uccide, tortura, rapina, stupra, scatena l'odio per il diverso, inventa il nemico.
Quanti sanno che cosa è stata davvero la seconda guerra mondiale?
Si conoscono le incredibili decisioni prese nella conferenza di Wausee, il 20 gennaio 1942, per identificare, deportare ed eliminare undici milioni di ebrei sparsi in Europa e tutti gli inutili, gli indegni di vivere?
Il nazifascismo ha formato una generazione di carnefici, di individui senza coscienza nel disprezzo assoluto della vita.
Da quel passato ascoltiamo storie che ci sgomentano, ci riempiono di dolore e di compassione per le vittime.
Ma non basta.
Nella difficile complessità dei cambiamenti del mondo globale tornano le tentazioni autoritarie nazionaliste.
Nell'ignoranza della storia, nel vuoto e nella regressione morale del consumismo, che valorizza soltanto il denaro, è facile arruolare giovani che sognano di diventare gerarchi per governare e possedere il mondo.
Le madri e i padri, che hanno il compito di far crescere i figli, sono chiamati in causa.
È la scuola che ha l'obbligo di insegnare la storia, di indurre a farsi domande per capire e non stancarsi di ragionare, perché l'umanità migliore deve tener vivo l'ammonimento di Primo Levi: «Per te, per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano da ammonimento... fa che il frutto dell'odio non dia nuovo seme, né domani, né mai».
Lina Tridenti Monchieri
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