L'Iveco e la Fiom fuori dai cancelli
Egregio direttore, il 27 gennaio è stato il Giorno della Memoria. Nella manifestazione tenuta a S.Barnaba, alla presenza folta di studenti, studiosi e uomini protagonisti di quella fase hanno ricostruito la tragedia della Shoah che ha sconvolto i popoli dell'Europa.Egregio direttore, il 27 gennaio è stato il Giorno della Memoria. Nella manifestazione tenuta a S.Barnaba, alla presenza folta di studenti, studiosi e uomini protagonisti di quella fase hanno ricostruito la tragedia della Shoah che ha sconvolto i popoli dell'Europa. La sconfitta del nazi-fascismo e la lotta di Resistenza portarono poi, in Italia, alla approvazione della Carta Costituzionale. La stessa mattina alle otto sono passato davanti ai cancelli della Iveco di Brescia dove si teneva l'assemblea dei lavoratori indetta dalla Fiom-Cgil. Assemblea retribuita, ma indetta separatamente dalle sigle sindacali dei metalmeccanici. I sindacati firmatari del nuovo contratto Fiat si sono riuniti in sala mensa, con i loro rappresentanti esterni.
Al segretario generale nazionale della Fiom è stato impedito l'accesso in fabbrica, conseguenza della nuova linea di relazioni industriali imposte dall'Amministratore delegato italo-svizzero-canadese.
Chi non accetta la legge Marchionne, non ha diritto ad alcuna rappresentanza in fabbrica.
La Fiom, che nei giorni scorsi ha fatto trasloco all'esterno della fabbrica, non ha diritto di rappresentanza, non ha diritto a eleggere i delegati, non fruirà più delle trattenute sindacali per i propri iscritti.
La Fiat sogna un sindacato aziendalista, corporativo e accondiscendente. Nella storia sindacale bresciana non era arrivato a tanto nemmeno Lucchini che, come sovente dichiarava «aveva investito in scioperi», e non era stato tenero con l'allora sindacato unitario dei metalmeccanici. L'assemblea indetta dalla Fiom si è svolta con la seguente modalità: i sindacalisti e i lavoratori non in turno fuori dal cancello, gli operai in turno appena all'interno del cancello con la sbarra del passo carraio a fare da divisoria. Una scena angosciante da prima degli anni '70!
Di colpo l'impressione che il tempo sia tornato indietro ai duri anni della discriminazione degli attivisti Cgil, ai reparti confino, al premio antisciopero. Situazione superata solo dalla caparbietà dei dirigenti di allora, a partire da Castrezzati e Galli che, consapevoli della fragilità operaia nella divisione, raccogliendo la voglia di riscatto, proclamarono con successo le prime lotte unitarie contro il premio antisciopero. Mi è venuta davanti agli occhi la foto storica degli operai OM che durante il rinnovo contrattuale del 1969 prendono a braccetto i segretari provinciali di Fim e Fiom e li portano all'interno della fabbrica; prima affermazione del diritto di assemblea e di rappresentanza che sarà poi sancito dallo Statuto dei Lavoratori. Che distanza abissale tra quella circostanza e oggi!
Qui non mi interessa ragionare sul merito, sussistono giudizi diversi e legittimi sugli accordi, bensì sottolineare come l'attacco al diritto di rappresentanza sia problema di tutti.
Non importa, tra l'altro, se la Fiom è sindacato maggioritario, domani potrebbe toccare ad altri.
L'assolutismo padronale in fabbrica è un arretramento della democrazia interna ma anche nella società. Per tutto il sindacato confederale è una sconfitta. Umilmente mi sento di dire che una riflessione e il recupero di un po' di unità, coi tempi che corrono e lo scatenamento delle lobbies, sarebbe opportuna, partendo proprio dalla definizione di regole o leggi sulla rappresentanza.
C'è poi un'altra riflessione che mi viene: la società bresciana non ha nulla da dire, salvo qualche voce isolata, su questo cambiamento di passo nelle relazioni industriali? E' solo un problema dei lavoratori Fiom Iveco oppure questa situazione ha risvolti negativi per tutti? Il contributo dei lavoratori Iveco alla crescita della democrazia nella società bresciana è un patrimonio che viene da lontano, deve essere conosciuto, difeso e valorizzato.
Bisogna rompere la solitudine dei lavoratori; associazioni, forze politiche, istituzioni si diano una mossa.
Brescia è grande, soprattutto per il contributo dei suoi lavoratori, che non vogliono essere calpestati nei loro diritti e nella dignità.
Ernesto Cadenelli
SEGRETARIO GENERALE SPI-CGIL BRESCIA
Tweet