Immigrazione trauma per tutti

Affido a lei, gentile direttore, queste semplici considerazioni, scritte nella serata del Giorno della Memoria.
01/02/2012

Affido a lei, gentile direttore, queste semplici considerazioni, scritte nella serata del Giorno della Memoria.
Messa di fronte al fenomeno migratorio che da un ventennio interessa il nostro Paese in maniera sempre crescente, la societá civile italiana manifesta reazioni ed atteggiamenti opposti. Da un lato si pongono coloro che vorrebbero contrastare l'arrivo degli stranieri, essendo taluni di essi disposti a ricorrere perfino a mezzi violenti nel perseguimento di tale risultato. Dall'altro lato si pongono invece coloro che, ben consci del fatto che il fenomeno migratorio non solo non è arrestabile in tempi brevi, ma anzi nel prossimo futuro sará in continuo aumento, desiderano con intelligenza porre in essere quei comportamenti atti a favorire la migliore convivenza possibile. Coloro che appartengono a questa seconda componente della opinione pubblica italiana vengono solitamente definiti in maniera sprezzante «anime belle». Poiché appartengo chiaramente a questa seconda componente, desidero esternare il mio punto di vista nel tentativo di dimostrare che non per ingenuitá cerchiamo di percorrere la via del dialogo e dell'accoglienza, bensí per senso di umanitá, e per saggezza, ben consci del fatto che è nostro preciso compito scongiurare che i violenti abbiano nuovamente a prevalere.
Molti sono coloro che credono che le «anime belle» desiderino favorire l'immigrazione. Ció è falso. L'immigrazione è traumatica anche per coloro che non intendono contrastarla, ma solo governarla con attenzione. Siamo posti di fronte all'arrivo di popolazioni consistenti per numero, diverse da noi per abitudini, usanze, credenze religiose, culture. Non si creda che io - come altri - non sia preoccupato e dispiaciuto perché alcuni dei valori in cui credo e nei quali sono stato cresciuto non verranno condivisi da molte di queste persone. Eppure cerco di mettermi nei panni di quanti, avendo dovuto lasciare il proprio Paese per fame, guerre, persecuzioni, si sono trovati in un altro paese di cui nulla sanno. Noi non abbiamo auspicato il loro arrivo, né essi hanno mai desiderato di dover lasciare il loro Paese.
Proviamo ad identificarci in un padre o in una madre stranieri che vedano i propri figli nati in Italia, o qui giunti molto piccoli, non seguire le tradizioni avíte ed ignorare la cultura del paese di origine dei propri genitori. Proviamo ad immedesimarci in questi ragazzi che si sentono taluni sradicati, talaltri piú italiani che stranieri, talatri ancora combattuti, spesso in un'etá particolare quale è l'adolescenza, tra il modello della propria famiglia d'origine e quello offerto dai loro amici italiani. L'immigrazione è un fenomeno che si è rivelato inevitabile, ed é traumatico per tutti, proprio per tutti.
Eppure c'è un modo pericoloso di affrontare tale fenomeno, e ce ne é uno intelligente. Il primo è quello proprio di chi vorrebbe ricacciare gli stranieri ma, conscio di non poterci riuscire, li vuole almeno dominare, umiliare, sfruttare. Certi partiti hanno fatto la loro fortuna sapendo di promettere l'impossibile risultato di «purificare» l'Italia dagli stranieri; per fare ció sono ricorsi anche alla violenza, e non hanno esitato ad identificare lo straniero con il delinquente: ora l'albanese che ruba, ora il rumeno che stupra, il cinese che ci vuole colonizzare, ed ultimamente l'islamico che attenta alle nostre vite e che vuole convertirci. Questi argomenti hanno facile presa su molti elettori cattolici, di centro, di destra, ma anche di sinistra, ed hanno permesso al leghismo di diffondersi nelle parrocchie, ed all'estrema destra di trovare nuovi proseliti e nuova visibilitá. Leghismo e destra estrema hanno piú di un punto in comune, il principale di essi consistendo nella volontá di fare carta straccia di buona parte dei principi della Costituzione e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Per fortuna esiste anche un modo intelligente di affrontare questa situazione, mettendo in campo tutta una serie di azioni che non sono certo volte a favorire ulteriormente l'immigraziome, né a preferire gli stranieri agli italiani, bensí a rendere la nostra societá piú vivibile per tutti, piú solidale, piú giusta, piú rispettosa, piú civile.
L'immigrazione è inarrrestabile, sta interessando tutto il mondo, Stati Uniti compresi. Essa rappresenta il fenomeno che sta caratterizzando questa fase storica, occasionato dalla caduta dei regimi comunisti, dalla spinta demografica in molti Paesi, dalla crescente carenza di cibo e acqua ed aumento della povertá in molte aree del pianeta, infine dai conflitti nelle aree povere del mondo in concomitanza di una sostanziale assenza di conflitti nelle aree ricche. Proprio noi stiamo vivendo uno dei cambiamenti piú importanti che si siano mai verificati nella storia dell'uomo, ma non ci rendiamo conto che il non governare il cambiamento con saggezza non fará altro che far ricadere il mondo occidentale nelle braccia dei totalitarismi di destra, con tutto il peso di ingiustizia, di violenza e di sopraffazione di cui i governi di estrema destra sono capaci.
Vorrei terminare riproponendo una frase lasciataci da Andrea Trebeschi, padre dell'ex sindaco di Brescia, Cesare, morto in un campo di sterminio nazista: «La societá di domani sará come noi l'avremo oggi voluta».
Emanuele Formosa
BRESCIA




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