Su cittadinanza e diritto di voto
Gentile direttore, vorrei richiamare la sua attenzione e quella dei suoi lettori sui temi proposti dalla campagna "L'Italia sono anch'io", che ha avviato una raccolta di firme al fine di presentare due proposte di legge di iniziativa popolareGentile direttore, vorrei richiamare la sua attenzione e quella dei suoi lettori sui temi proposti dalla campagna "L'Italia sono anch'io", che ha avviato una raccolta di firme al fine di presentare due proposte di legge di iniziativa popolare: una riforma del diritto di cittadinanza, che preveda che i bambini nati in Italia da genitori stranieri regolari possano essere cittadini italiani, e una nuova norma che consenta il diritto di voto amministrativo ai lavoratori stranieri regolarmente presenti in Italia da cinque anni.
Credo che ambedue le proposte siano necessarie per costruire un futuro di convivenza, giustizia e uguaglianza.
Oggi in Italia vivono oltre mezzo milione di minori nati in Italia da genitori stranieri ai quali non è riconosciuta la possibilità di divenire cittadini italiani se non al compimento della maggiore età e dopo un lungo iter burocratico.
Sono ragazzi e ragazze nati e cresciuti in Italia, figli di immigrati: studiano nel nostro Paese, parlano la nostra lingua e i nostri dialetti, molti di loro non sono mai stati nel paese di origine dei loro genitori e spesso non ne parlano la lingua.
Mi chiedo come ci si senta ad essere nati e vissuti in Italia ma non essere considerati Italiani. E poi, se non sono Italiani cosa sono?
Se lo chiede anche Zahira, una bambina di 11 anni nata in Italia da genitori tunisini: " Io ho i miei genitori che sono nati in Tunisia, io però sono nata in Italia, allora qual è la mia patria? Sempre l'Italia oppure la Tunisia anche per me? Oppure tutte e due? Oppure nessuna patria? ".
Perché rendere inutilmente difficile la vita a chi, avendo una storia personale e sociale che non differisce in nulla da quella dei propri coetanei, si sente, ed effettivamente è, socialmente, culturalmente, linguisticamente, italiano?
Inoltre, in Italia, i lavoratori stranieri regolarmente presenti sul nostro territorio, dove vivono e lavorano da anni, non hanno la possibilità di partecipare alle elezioni amministrative che governano la comunità nella quale hanno scelto di vivere e alla quale contribuiscono continuativamente mediante il prelievo fiscale.
Penso che la proposta di legge per il riconoscimento del diritto di elettorato attivo e passivo per chi risiede in Italia da almeno 5 anni possa essere un utile strumento al fine di favorire un più alto senso di partecipazione e responsabilità dei lavoratori stranieri alla vita sociale e politica delle nostre comunità locali.
Mi permetto pertanto di sollecitare chi, fra i lettori, si senta di condividere questo punto di vista, a sostenere la campagna, ricordando che è possibile firmare, tutti i giorni, presso la Segreteria Generale del Comune di Brescia (piazza Loggia 3), oppure mercoledì in piazza Rovetta, dalle 16 alle 19, in occasione dell'ora di silenzio promossa su questi temi dal gruppo "Siamo sulla stessa barca" e dal Movimento Nonviolento.
Claudia Capra
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