Servizio taxi, realtà e fantasie

Egregio direttore, in risposta alla lettera firmata e pubblicata il 25 gennaio 2012 "A proposito di liberalizzazioni", vorremmo chiarire e contestare la descrizione fatta dal lettore, riguardo all'operatività dei tassisti di Brescia.
03/02/2012

Egregio direttore, in risposta alla lettera firmata e pubblicata il 25 gennaio 2012 "A proposito di liberalizzazioni", vorremmo chiarire e contestare la descrizione fatta dal lettore, riguardo all'operatività dei tassisti di Brescia.
Il lettore, che ci sembra conosca poco la nostra realtà, ci accusa di stare ore e ore nelle aree di sosta che il Comune ci ha assegnato, a differenza di qualsiasi altra città del mondo dove basta alzare la mano e dopo due minuti hai il taxi. Non ci risulta che sia così in altre realtà o forse si riferiva a New York, dimenticando però che Brescia non è la Grande Mela.
I taxisti bresciani non si divertono ad attendere i clienti o aspettare una corsa via radio ai posteggi, tanto meno si può pretendere che una vettura continui a "girovagare" a vuoto, inquinando per le vie della città aspettando che qualcuno ci fermi, visto anche i costi di gestione decisamente più elevati rispetto alla media europea: il carburante costa il 22% in più, la vettura al netto dell'Iva costa il 10% in più e le tasse sul mezzo sono superiori del 15%, senza contare l'usura del mezzo.
Gradiremmo inoltre fosse chiaro, che il nostro sistema operativo è tra i migliori che operano sul mercato del radio taxi satellitare e, dati alla mano, il tempo di attesa medio per avere un taxi presso un indirizzo in ambito urbano si aggira attorno ai 4/7 minuti e, mediamente, la conferma del servizio da parte del centralino, dal momento della risposta alla chiusura della chiamata, è di circa 16/30 secondi. Non capiamo per tanto perché il lettore asserisca che per avere un taxi a Brescia bisogna prenotarlo in quanto siamo in pochi: ma non eravamo noi quelli fermi a poltrire sui posteggi?
Se dovesse avvenire la tanto auspicata (dal lettore) liberalizzazione del servizio taxi, il risultato sarebbe di un peggioramento della qualità del servizio e aumento delle tariffe, come evidenziato da uno studio di Bankitalia "Occasional paper" n. 24 , come avvenuto in altre realtà quali Amsterdam, Oslo, Rotterdam ecc.
Riteniamo inoltre sia ingiusto dire che siamo un ostacolo per il futuro dei nostri figli a cui, grazie alle nostre licenze e alle innumerevoli ore di lavoro fatte dai genitori, è garantita una vita decorosa e data la possibilità di studiare, cosicché, una volta pronti per il mondo del lavoro, possano decidere cosa fare della loro vita e perché no, magari diventare a loro volta taxisti, ereditando la licenza dal genitore o acquistandone un'altra da un collega (magari facendo, come la maggior parte di noi, un finanziamento) che, finalmente, dopo 40 anni di lavoro, potrà godere l'agognata e ricchissima pensione di 600/700 euro integrata dal valore della vendita della licenza (pagata in precedenza).
La nostra categoria non ha mai e, ripetiamo mai, appoggiato nessuna forma liberista verso qualsiasi professione. Alla base della crescita di qualsiasi paese, e non lo dicono i taxisti ma studi universitari, non ci sono le liberalizzazioni, ma il lavoro e in un paese come l'Italia, l'abbattimento della spesa pubblica, arrivata a livelli ormai insostenibili. Garantire alle famiglie italiane una redditività costante nel tempo non è un privilegio, è fondamentale per progredire e ritornare a essere quel "bel paese" per il quale il resto del mondo ci ha invidiati per molto tempo.
Noi continueremo a fare il nostro lavoro anche in futuro, se questo ci verrà permesso, con professionalità, cortesia e speriamo con serenità. La vera "miopia" non è la nostra, che cerchiamo di difendere da speculazioni un investimento per il futuro delle nostre famiglie, ma è quella di chi guarda il dito e non la luna.
Il C.d.A. della Cooperativa
RadioTaxiBrixia




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