Campo di via Orzinuovi, si dia spazio al dialogo

Gentile direttore, chiediamo ospitalità nella sua rubrica per condividere con le lettrici e i lettori del giornale l'esperienza che, come donne di «Se Non Ora Quando?» Brescia, abbiamo fatto nell'incontro con le donne Sinte del Campo di via Orzinuovi in città alcuni giorni or sono.
03/02/2012

Gentile direttore, chiediamo ospitalità nella sua rubrica per condividere con le lettrici e i lettori del giornale l'esperienza che, come donne di «Se Non Ora Quando?» Brescia, abbiamo fatto nell'incontro con le donne Sinte del Campo di via Orzinuovi in città alcuni giorni or sono.
Sul piazzale ci vengono incontro sorridenti e cordiali alcune donne, giovani ed anziane, vestite come noi, i capelli raccolti. Parlano correttamente e fluidamente l'italiano. Ci invitano nel prefabbricato che costituisce luogo d'incontro ma soprattutto di celebrazione delle funzioni religiose. Ci spiegano che vivono in Italia da generazioni, che i loro figli frequentano la stessa scuola da loro frequentata, che sono da molti anni cristiani Evangelici e che, da quando hanno abbracciato questa religione, si sentono una comunità più responsabile, solidale ed aperta.
Ci ringraziano della nostra visita perché il loro problema è di non essere «invisibili», di incontrare altre per superare il deleterio pregiudizio reciproco. Ci sottolineano soprattutto che sono da sempre cittadine italiane ma di non godere degli stessi diritti degli altri italiani e di come fatichino per ottenerli. Pur essendo residenti in via Orzinuovi 108, non possono abitare al civico loro assegnato (un campo attrezzato costruito per la popolazione sinta con fondi regionali) in quanto le casette hanno avuto un'altra destinazione d'uso. Ci illustrano come alcune soluzioni prospettate dall'Amministrazione Comunale non si siano realizzate, come quella di Guidizzolo. Vogliono vivere insieme, nella loro piccola comunità, non vogliono essere dispersi in condomini ed abitazioni dove, divisi ed isolati, vivrebbero ancora con più fatica.
Ci dicono: «Veniamo da una tradizione nomade, ma anche se ora siamo stanziali abbiamo bisogno di vivere vicino alla terra». Ci spiegano come non riescano ad ottenere i certificati richiesti all'anagrafe, diritto di ogni cittadino, e come, di conseguenza, il rilascio della tessera Asl o il servizio pediatrico per i loro figli siano mete quasi irraggiungibili.
Ora, entro la fine di febbraio, il loro campo rischia di essere smantellato solo per una promessa fatta dal vicesindaco Rolfi in campagna elettorale. Ci sono ancora spazi di dialogo e sappiamo che la Cgil, la Fondazione Piccini ed alcune associazioni, alcuni partiti, stanno trattando con l'Amministrazione per trovare una mediazione. Facciamo in modo che il 28 febbraio non diventi un altro giorno triste da ricordare per la brescianità: donne e bambini, cittadini italiani, sradicati, scacciati dalle loro case mobili, senza un'alternativa semplice e decorosa. Abbiamo riscontrato in queste amiche sinte la volontà di essere portatrici di cambiamento nel loro popolo, la voglia di inserimento pur mantenendo parte della loro cultura: diamo loro questa opportunità, non scacciamole, non dividiamole!
Ci siamo scambiate dolci, cultura… con un po' di ironia… ci siamo riconosciute nell'obiettivo di dare opportunità e futuro ai nostri figli ed alle nostre figlie, nella semplicità ed essenzialità di un gesto semplice quale l'incontro.
Noi donne di «Se non ora quando?» facciamo un appello all'Amministrazione Comunale di Brescia: si trovi una mediazione condivisa per non disperdere un popolo che, oltre ai contrasti, porta con sé una ricca cultura e si sforza per raggiungere una integrazione possibile.
Flavia, Gabriella B, Gabriella L, Gisella, Maria, Grazia, Simona, Rosangela, Olga, Giovanna, Maria Luisa
SE NON ORA QUANDO? - BRESCIA




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