L'euro e i siluri di Wall Street
Gentile direttore, è di giovedì 19 gennaio, prima serata, la notizia che il procuratore di Trani ha preso la coraggiosa decisione di inviare gli ufficiali della Guardia di Finanza nella sede milanese di Standard & Poor's.Gentile direttore, è di giovedì 19 gennaio, prima serata, la notizia che il procuratore di Trani ha preso la coraggiosa decisione di inviare gli ufficiali della Guardia di Finanza nella sede milanese di Standard & Poor's. Probabilmente per sapere con quali criteri e dietro quali spinte vengono emesse, a distanza ravvicinata e con frequenza crescente, le valutazioni, con relative votazioni, sulla politica economico-finanziaria dei vari Stati europei.
Chi approfondisce le vicende internazionali e, a dispetto dell'età, ma anche grazie ad essa, conserva una discreta memoria storica, ha capito che da tempo è in corso una vera e propria guerra contro l'euro e, attraverso essa, contro l'Europa. E la suddetta agenzia è il sommergibile mediante i siluri del quale si cerca, appunto, di far calare a picco l'euro.
I motivi? Esiste una vecchia ruggine tra l'impero "a stelle e strisce" e i maggiori Paesi europei. Verso la Germania da quando essa, tra gli anni Venti e Quaranta, con i suoi prodotti di ottima qualità faceva, con il Giappone, una intollerabile concorrenza a quelli americani. Da qui la seconda guerra mondiale. Verso la Francia, da quando il gen. Charles De Gaulle fece uscire il Paese dalla Nato, creatura americana, per garantirgli l'indipendenza nella politica estera e militare. E, ancor più, a causa della sua indignazione per la politica monetario-commerciale americana, basata sulla continua emissione ed immissione sul mercato di miliardi di dollari cartacei, privi di copertura aurea. Tale politica venne "ufficializzata" nel luglio 1971, con la fuoriuscita repentina e unilaterale degli Usa dagli accordi di Bretton Woods del 1944 e con la dichiarazione di non convertibilità del dollaro in oro.
L'Italia è da sempre un servo fedele fino al disgusto, esattamente un lacchè. Due tra i più clamorosi esempi. Anno 1999: il comunista doc Massimo D'Alema, presidente del Consiglio dei ministri, concede agli Usa l'aeroporto di Aviano per bombardare la Jugoslavia comunista di Slobodan Milosevic. Dopo che la Grecia aveva avuto la spina dorsale di rispondere con un bel "signornò" all'identica richiesta americana. Anno 2011: l'ex-comunista Napolitano, che nell'ottobre 1956 aveva applaudito l'entrata dei carri armati russi in Ungheria per soffocare nel sangue la rivolta di quel popolo, fomentata e sobillata dagli Usa, che poi, contrariamente alle promesse fatte, non intervennero in sua difesa, promuove e caldeggia l'intervento armato dell'Italia nella vergognosa guerra contro la Libia di Gheddafi, perchè voluta dalla Nato, anzichè seguire la saggia scelta di neutralità della Germania.
Bisogna riconoscere che gli ex padroni del mondo (da qualche tempo la Cina chiede l'istituzione di una autorità internazionale che tenga sotto controllo le emissioni cartacee di dollari, sempre più sopravvalutati rispetto al loro valore reale) nei loro rapporti con il resto del mondo usavano colpi bassi o bassissimi senza troppi scrupoli.
Tutti ricordiamo che, nel non lontano 2010, molti organi di stampa americani suscitarono scalpore su un caso di pedofilia di un ecclesiastico americano datato 1992, sparando a zero su papa Ratzinger che, a loro dire, non sarebbe allora intervenuto con le necessarie tempestività ed energia. I motivi di quell'attacco erano due: il primo "viscerale", perchè Ratzinger è un tedesco di Germania, esattamente come la cancelliera Merkel, che ora sta difendendo l'Euro e l'Europa contro i siluri lanciati da Wall Street; il secondo congiunturale-storico, perchè il Vaticano aveva da poco aperto alla Cina Popolare, cercando di instaurare rapporti diplomatici.
Dopo questa lunga premessa, che fare? Sin dal lontano 1945 il Movimento federalista europeo, fondato nel "confino" di Ventotene da Altiero Spinelli (la figlia Barbara è collaboratrice de La Stampa), Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, va sostenendo, inascoltato come Cassandra, che senza l'unione politica (cioè senza un governo europeo che gestisca unitariamente e con pieni poteri la politica militare, economico-finanziaria ed estera di una finora inesistente Federazione europea) l'obiettivo della creazione di un efficiente e vigoroso Stato federale europeo rimane un'illusione, una chimera, un'utopia. Solo ora i politologi e gli opinionisti, dopo oltre 65 anni, sembrano prenderne coscienza. E i "monetaristi puri" devono ammetterlo, seppure obtorto collo e a denti stretti.
Meglio tardi che mai. Sperando che non sia ormai troppo tardi.
Enrico Zecca
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